
Per David Bazan / Pedro The Lion ritorna, con cadenza biennale, l’appuntamento col miglioramento. Ora, alla sua quarta prova, sforna un ottimo prodotto di quel particolare indie-rock chitarristico suburbano, indefinitamente perso fra The Town and the City, fra infanzia ed età adulta, fra “voglio” e “non posso”, in un eterno gioco di nostalgie ed aspettative fra i due termini.
In breve: camminiamo dalle parti di quel noto mood spesso definito “emo”, ruminante lo slowcore ed il lo-fi folk delle province (Bedhead, Codeine, Sebadoh fino a San Neil Young) come il guitar-pop della metropoli (il nome dei Coldplay balza continuamente all’orecchio). Il referente più vicino è Lou Barlow, ma la “lettera” di David Bazan, leader e quasi one-man-band, gode di una forte autonomia fatta di ubbie religiose, indolenza, sagacia, malinconia, timidezza e mille altri aromi nascosti fra le pennellate spesso lente ma insistenti di questo album. Le tracce tendono tutte verso la medesima direzione, spostando millimetricamente le coordinate l’una dall’altra, ma sarebbe frustrante definire il complesso monotono. Ogni pezzo ha il suo valore indipendente che va colto con attenzione come Bands With Managers (in apertura), Discretion, la beatlesiana Keep Swingin, o il commiato acustico di Poison.
Così, quello che doveva essere il “tallone d’achille” si rivela invece come il punto di forza di Bazan lasciando perennemente arguire che il miglioramento, personale e artistico, sia sempre possibile.
(7.0/10)