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Orbital –Blue Album (ATO, 2004)

di Massimo Padalino

Ormai ridottisi all’ombra di sé stessi, gli Orbital ci propinano l’ennesimo esercizio high-tech ad alto contenuto di mestiere e a basso tasso di creatività. Che sia meglio sciogliersi che proseguire, qui come nel precedente The Altogether (2001), quando parodiando gli anni belli e felici vissuti con i primi quattro lp della carriera si finisce per risultare così senili?

La decisione infatti per il duo sembra essere quest’ultima, dare forfait. Paul e Phil sembrano dei solipsisti del mezzo technologico, dei perfezionisti delle elucubrazioni da studio, e persino dei simpatici cazzoni quando in Pants cercano di farci rivivere i fasti melting-house del loro capolavoro Snivilisation. Più che degli artisti in cerca di sfuggire al loro mito spicciolo, i due paiono la controfigura di sé stessi se è vero, come è vero, che in Bath Time ci ammaniscono l’ennesima replica malriuscita del proprio suono-colore hyper-tech.

Meglio fa l’opener Transient, ma è sempre troppa poca polpa per poterla separare dallo spesso strato di ignobili bucce con cui si ricoprono le 14 tracce del nuovo Blue Album (che blue, ossia triste, lo è davvero). Un canto del cigno, da quanto annunciato, comunque tristissimo.

(4.0/10)

01 Transient 5:48
02 Pants 5:44
03 Tunnel Vision 4:27
04 Lost 5:08
05 You Lot 7:08
06 Bath Time 4:18
07 Acid Pants , Mael, Mael 6:30
08 Easy Serv 4:08
09 One Perfect Sunrise Gerrard 8:44
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