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Luisenzaltro - Inversioni aEIOU, in versione aUDIO (Cd-r Autoprod.)

di Stefano Solventi

Sono curiosi i modi di Luisenzaltro, a partire dal nome. Dietro al quale si nasconde (e col quale si espleta) Alessio Luise, classe '78 da Sesto San Giovanni, ex voce e autore negli Analisylogika, pop-band che pur non affrancandosi da una dimensione prettamente "locale" riuscì a strappare un secondo posto al concorso per parolieri "Non sparate sul pianista" di Rimini, edizione 2002.
Luise è innanzitutto un poeta, le parole sono la sua materia prima e ci tiene a sottolinearlo. Non a caso questo demo d'esordio a nome Luisenzaltro s'intitola come s’intitola, boutade zigzagante che ammicca proprio la secondarietà dell'aspetto musicale rispetto a quello testuale. Tuttavia, non è proprio così. O, almeno, all’ascolto non s'avverte. Il gioco - se è un gioco - funziona, le parole infilano e sfilano sensi perfettamente organiche al contesto sonoro, senza sormontarne l'evanescenza affilata.
Suono che sboccia da autarchica concitazione domestica di chitarra e tastiera, found voices e ammennicoli (aspirapolvere, radio e videogames...), il canto (interessante) espettorato con agra fierezza. Il tutto fieramente registrato in analogico, scelta intenzionale e non circostanziale, come a rigirare la lama nella piaga tra digitale e reale, tastare la presenza del suono evocante l’atto, cercandone la fisicità riflessa e non ri-prodotta.
Se i mezzi non consentono purezza e nitore, la (conseguente) ovatta lo-fi finisce per sembrare “poetica”, arricchendo la proposta di straniante nebulosità. Poesia quindi che s'inverte in canzone, e viceversa. Né l'una né l'altra, ed entrambe. Il poco che dissimula il molto, ed altro ancora.
Tredici tracce che beccheggiano nel solco tra psichedelia e new wave, tra arguzie nonsense ("l'Esselunga viene dopo, poco dopo l'erremoscia"), amarezze mimetizzate ("ci metto troppa cura nella poca cura") e disarmanti sentenze ("per fare l'artista ci vuole tempo libero/ è meglio fare l'operatore culturale").
Un po' Robyn Hitchcock, un po' Elio (senza Storie Tese), un po' Morgan, un po' Claudio Rocchi, un po' Ian Curtis. E nessuno di questi. Luisenzaltro invece sì, proprio lui. Con la (anti)grazia pop della (quasi) title track, le strategie Eno su feedback immalinconito di Viceversa, l'electro funk puntuto e sfarfallante di Comune. Eppoi certi incanti destrutturati à la Barrett ne Il Fruscio Delle Infiorescenze, le spigolosità ipermoderne di Contatore, la tenerezza del piano stemperata in rumore sintetico di Leisenzaltro. E gli slittamenti folk-psych di Semicerchi, e il baluginare brumoso di SestoCantieri (quasi un relitto Roger Waters periodo Ummagumma).
Senza girarci troppo intorno, uno degli ascolti che più mi ha divertito e inquietato nelle ultime settimane. Ho scritto sopra che la grana lo-fi rappresenta un valore aggiunto, e confermo. Però lasciatemi immaginare cosa potrebbero queste canzoni in mano ad una produzione come si deve. Sapete? M’immagino un gran disco.

(7,3/10)

01. condimenticandosi
02. comune
03. regolarità e dispendio
04. il fruscio delle infiorescenze
05. le inversioni aEIOU
06. l'aura nell'era della riproducibilità tecnica
07. semicerchi
08. intervento su Renoir
09. contatore
10. SestoCantieri
11. viceversa
12. Leisenz'altro
13. la forma delle allusioni
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