
In bilico tra nuovo indie folk e rock a stelle
e strisce, il nuovo disco di Liz Janes è un’opera molto più trasversale
(leggi varia, e affascinante) di quel che sembra.
Giunta alla seconda fatica dopo il debutto del 2001 (quel Done Gone
Fire che aveva in Sufjan
Stevens il mentore, nonché arrangiatore e co-produttore),
l’eclettica songwriter di San Diego mette in scena aggraziate intimità,
focosi rilasci distorsivi e soprattutto una sapiente e autorevole maturità al
canto (angelico ma dannato, aggraziato ma tagliente).
Liz vanta evidentemente un certo credito nella sua realtà cittadina,
tanto da aver condiviso le fatiche di questo lavoro con alcune personalità della
zona: Pall Jenkins dei Black Heart Procession si è prestato
per i cori (ricambiando la partecipazione di Liz ad Amore del
Tropico), Jason
Crane dei Rocket From The Crypt ha fornito le parti di
tromba e Tom Zinser (già con Pinback e Three
Mile Pilot) si è seduto alla batteria.
Tutto ciò a conferma (o a premessa, scegliete voi) di un risultato
tanto eterogeneo quanto personale e avvincente, che incarna le cangianti
fattezze di una personalità sfaccettata, che stupisce per coerenza
e ammalia in tutta la sua semplicità.
Al pari delle Cocorosie, Liz pesca a piene mani dalla tradizione (Old
Time Music, ma anche jug e Vaudeville), sporcandola con il rock sanguigno
di Pj Harvey e gli abbandoni psych à la Low.
Dall’eleganza agrodolce di Wonderkiller, l’album è un
carosello di chiaroscuri, di acustici intimismi e di elettriche aperture,
uno scenario in continua mutazione che passa dalla country ballad à la
Rolling Stones periodo Let It Bleed (Poison & Snakes), all’anti-folk
indolente di Sets To Cleaning, dal rock teso e umorale in punta di piedi
tra Cristina Donà e P.J. Harvey (Go Between) alle delicate ninne
nanne per voce e ukulele (Baby Song), fino alle notevoli Vine e Deep
Sea Diver, dove pare di sentire Black Heart Procession in una jam con Bad
Seeds e Marianne Faithfull al canto (!).
Non mancano le parentesi indie, come le forme minime del sonic (youth)
pensiero (Street Light) o i monoliti psichedelici (Desert) di marca Low.
Poison & Snakes è un disco prezioso, che sancisce la rinascita
di un certo folk rock, e consacra Liz Janes (accanto a Cat
Power, Shannon
Wright e Joanna Newsom) tra le migliori cantautrici in circolazione.
Il segno dei tempi.
(7.2/10)