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Liz Janes - Poison & Snakes (Asthmatic Kitty / Wide)

di Edoardo Bridda e Riccardo “Mimmi” Maselli

In bilico tra nuovo indie folk e rock a stelle e strisce, il nuovo disco di Liz Janes è un’opera molto più trasversale (leggi varia, e affascinante) di quel che sembra.
Giunta alla seconda fatica dopo il debutto del 2001 (quel Done Gone Fire che aveva in Sufjan Stevens il mentore, nonché arrangiatore e co-produttore), l’eclettica songwriter di San Diego mette in scena aggraziate intimità, focosi rilasci distorsivi e soprattutto una sapiente e autorevole maturità al canto (angelico ma dannato, aggraziato ma tagliente).
Liz vanta evidentemente un certo credito nella sua realtà cittadina, tanto da aver condiviso le fatiche di questo lavoro con alcune personalità della zona: Pall Jenkins dei Black Heart Procession si è prestato per i cori (ricambiando la partecipazione di Liz ad Amore del Tropico), Jason Crane dei Rocket From The Crypt ha fornito le parti di tromba e Tom Zinser (già con Pinback e Three Mile Pilot) si è seduto alla batteria. Tutto ciò a conferma (o a premessa, scegliete voi) di un risultato tanto eterogeneo quanto personale e avvincente, che incarna le cangianti fattezze di una personalità sfaccettata, che stupisce per coerenza e ammalia in tutta la sua semplicità.
Al pari delle Cocorosie, Liz pesca a piene mani dalla tradizione (Old Time Music, ma anche jug e Vaudeville), sporcandola con il rock sanguigno di Pj Harvey e gli abbandoni psych à la Low.
Dall’eleganza agrodolce di Wonderkiller, l’album è un carosello di chiaroscuri, di acustici intimismi e di elettriche aperture, uno scenario in continua mutazione che passa dalla country ballad à la Rolling Stones periodo Let It Bleed (Poison & Snakes), all’anti-folk indolente di Sets To Cleaning, dal rock teso e umorale in punta di piedi tra Cristina Donà e P.J. Harvey (Go Between) alle delicate ninne nanne per voce e ukulele (Baby Song), fino alle notevoli Vine e Deep Sea Diver, dove pare di sentire Black Heart Procession in una jam con Bad Seeds e Marianne Faithfull al canto (!).
Non mancano le parentesi indie, come le forme minime del sonic (youth) pensiero (Street Light) o i monoliti psichedelici (Desert) di marca Low.
Poison & Snakes è un disco prezioso, che sancisce la rinascita di un certo folk rock, e consacra Liz Janes (accanto a Cat Power, Shannon Wright e Joanna Newsom) tra le migliori cantautrici in circolazione.
Il segno dei tempi.

(7.2/10)

01 Wonderkiller
02 Poison & Snakes
03 Street Light
04 Poison & Snakes
05 Sets To Cleaning
06 Ocean
07 Vine
08 Deep Sea Diver
09 Desert
10 Go Between
11 Baby Song