
Gli appassionati di Dawson’s Creek (sì,
proprio lui!) sobbalzeranno sulla sedia al primo ascolto, tutti lì a
pensare se sia proprio questa la voce che accompagnava le avventure del
loro beniamino.
In effetti le atmosfere che si respirano nei passaggi, brevi, di quest’opera
prima dei Laurel Music ricordano immediatamente quei luoghi,
ti portano nel bel mezzo di una qualsiasi cittadina americana di provincia,
quella dove sogni e disillusione vivono in simbiosi, perennemente. Un po’ curioso
che a raccontarli sia una coppia di giovani speranze che la provincia americana
forse l’hanno conosciuta giusto guardando quel famoso telefilm.
Tobias Isaksson e Malin Dahlberg vengono
infatti dalla Svezia, le cui coordinate musicali certo non sono tanto
affini con la tradizione folk a stelle e strisce.
Il primo si prodiga per anni in composizioni devote tanto a Neil Young quanto
agli Smiths, ma con scarso successo; la seconda presta la
sua ugola delicata ai Douglas Heart, guarda caso sotto contratto
con la Labrador. L’etichetta, che continua a regalarci preziose gemme
pop, combina l’incontro tra i due: nasce così This
night and the next.
Il risultato è tutto condensato in 12 brevissimi episodi (in 27 minuti!),
che distillano con disinvoltura country-pop dal sapore agrodolce.
Alone in the dark eleva la sua invocazione malinconica con arpeggi
acustici e qualche docile nota di piano, No one wants forever #1 sembra
destinata ad una festa di paese tutta frittelle e sciroppo d’acero,
qua e là fa capolino un’imprescindibile armonica (The
way love goes e Dreams and lies), non può farsi attendere
troppo nemmeno la slide (Perfect fit ).
La scrittura paga, a lungo andare, questa corrispondenza con canoni molto
standardizzati, ma le melodie non mancano, le composizioni possiedono freschezza
e sincerità.
Malin ha una voce dolce e rassicurante, spesso eccede però in mielosità fin
troppo scontate, tanto da rendere alcuni passaggi molto monocromatici. Si fanno
preferire così i brani in cui compaiono i back vocals di Tobias, Sacred
Heart e Dreams and lies (dietro l’angolo l'ombra dei Mojave
3), o quelli dove emerge qualche variazione strumentale, vedi l’organo
di Disappear o il pianoforte nella chiusa di Into the blue.
Questi i motivi di pregio di un album che ha poche pretese, e che proprio in
virtù di queste si fa apprezzare in tutta la sua semplicità.
Questi i motivi su cui lavorare in futuro.
Alla prossima puntata… (di Dawson’s Creek!)
(6.7/10)