La formazione è insolita: tre ragazzi
sudafricani e due inglesi che si ispirano a Echo and the bunnymen, Sound,
Coldplay e Interpol per sfornare un indie rock dalle reminiscenze wave.
In seguito agli ottimi Tv On The Radio, ecco un altro gruppo rompere gli
steccati del rock e cimentarsi con successo in questo genere, si chiamano
The Hotels
e sono attivi a Londra dal 2002, alle spalle una colonna sonora (il corto
horror “Kensington
Gore”, distribuito da Dolly films) e ora il debutto discografico.
Ocean floor, così s’intitola il singolo d’esordio, sfodera tre tracce ad alto tasso emotivo in rapida successione e pare che i numeri per soddisfare gli amanti del genere ci siano tutti, a partire dalla title-track, ricca di suggestioni sussurrate e deflagrazioni soniche, un retrogusto di spleen adolescenziale anni ’80 targato Smiths e vortici shoegaze à la Ride; allo stesso modo di quel piccolo gioiello di psichedelia urlante che è Down here, apertura dissonante in stile Sonic Youth (Goo), effetti (dis)armonici e un cantato alla Peter Murphy sul finale; e infine di For David, arpeggio di chitarra ambient à la The Edge, alternarsi tra ritmiche tribali e riff quasi hard, e una cantilena sciamanica memore dello Stipe prima maniera.
Forti di una voce duttile che non si presta a nessuna evidente emulazione nonché, a livello strumentale, di una capacità espressiva sufficientemente matura, i ragazzi fanno ben sperare per il futuro.
(6.5/10)