Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Headset – Spacesettings (2004, Scape/Wide)

di Daniele Follero

Se si volesse tracciare un filo rosso che, negli ultimi dieci anni, colleghi Bristol a Oakland, questo sarebbe rappresentato sicuramente dall’hip hop, un genere che, oltre a vivere di luce propria, diventa materia di sperimentazione sempre più interessante da plasmare. Lo status di elemento in continua trasformazione si addice oggi a questa musica più che a qualsiasi altra e non solo perché una manciata di rappers hanno deciso di spingersi più in là del binomio “beats and rhymes”. Ormai non si contano più i musicisti, provenienti dai più svariati ambiti musicali, che attingono ai codici sonori dell’hip hop per creare qualcosa di nuovo. E’ in questa direzione che si muove il progetto Headset nato dalla fantasia di Allen Avanessian, patron della Plug Research, etichetta di riferimento della scena techno ed electro della Los Angeles di fine secolo.
Dopo anni di sperimentazione in campo techno attraverso un approccio prevalentemente minimale, la Plug Research dal 2002 comincia a spaziare tra i più svariati ambiti dell’elettronica, giungendo a risultati di grande sintesi. Su tutti, Dntel e Daedelus sono i progetti che fanno sbucare la label dalla nicchia della techno.
Proprio dalla collaborazione tra Avanessian e Dntel (alias Jimmy Tamburello) nasce Spacesettings, un album che dell’hip hop conserva solo l’apparenza. Alla base è evidente un approccio techno, soprattutto per quanto riguarda le sonorità, a cui si aggiunge la parola, attraverso l’alternanza di vari MC presi a prestito dai due musicisti-produttori. Parola che ha per lo più una funzione musicale, ritmica e che va ad incasellarsi all’interno di grooves scarni e asciutti, completandoli. Da questa sintesi deriva un lavoro estremamente variegato, che spazia da episodi quasi old school (le iniziali Then Again e Back Before, complici un rapping vecchio stile e alcune sonorità eighties) a manipolazioni dal sapore jazzy (outward sound, un sound collage di Daedelus), fino all’ambient claustrofobico della conclusiva Sound Of A Squint. Lo straniante rap in giapponese di Lady Dragon (Grasping claw) e il contributo di Beans, ex Anti Pop Consortium (Jaw modulation) rappresentano i momenti più interessanti di un album che purtroppo non riesce appieno a soddisfare le sue premesse teoriche nonostante la grande qualità messa in campo. Si ha l’impressione che quella tanto ricercata sintesi tra techno, hip hop, ambient ed electro rimanga soltanto un’idea. Peccato doverlo definire una mancata pietra miliare!

(7.0/10)

01. Then Again
02. Back Before
03. Outward Sound
04. Grasping Claw (The Beginning)
05. Grasping Claw
06. Dunno
07. Jaw Modulation
08. Breath Contrails
09. Previously Smooth Sophistication
10. Sound of a Squint
...