
Se si volesse tracciare un filo rosso che, negli
ultimi dieci anni, colleghi Bristol a Oakland, questo sarebbe rappresentato
sicuramente dall’hip hop, un genere che, oltre a vivere di luce propria,
diventa materia di sperimentazione sempre più interessante da plasmare.
Lo status di elemento in continua trasformazione si addice oggi a questa musica
più che a qualsiasi altra e non solo perché una manciata di rappers
hanno deciso di spingersi più in là del binomio “beats
and rhymes”. Ormai non si contano più i musicisti, provenienti
dai più svariati ambiti musicali, che attingono ai codici sonori dell’hip
hop per creare qualcosa di nuovo. E’ in questa direzione che si muove
il progetto Headset nato dalla fantasia di Allen Avanessian, patron della
Plug Research, etichetta di riferimento della scena techno ed electro della
Los
Angeles di fine secolo.
Dopo anni di sperimentazione in campo techno attraverso un approccio prevalentemente
minimale, la Plug Research dal 2002 comincia a spaziare tra i più svariati
ambiti dell’elettronica, giungendo a risultati di grande sintesi. Su
tutti, Dntel e Daedelus sono i progetti che fanno sbucare la label dalla
nicchia della techno.
Proprio dalla collaborazione tra Avanessian e Dntel (alias Jimmy Tamburello)
nasce Spacesettings, un album che dell’hip
hop conserva solo l’apparenza. Alla base è evidente un approccio
techno, soprattutto per quanto riguarda le sonorità, a cui si aggiunge
la parola, attraverso l’alternanza di vari MC presi a prestito dai
due musicisti-produttori. Parola che ha per lo più una funzione musicale,
ritmica e che va ad incasellarsi all’interno di grooves scarni e asciutti,
completandoli. Da questa sintesi deriva un lavoro estremamente variegato,
che spazia da episodi
quasi old school (le iniziali Then Again e Back Before,
complici un rapping vecchio stile e alcune sonorità eighties) a manipolazioni
dal sapore jazzy (outward sound, un sound collage di Daedelus),
fino all’ambient claustrofobico della conclusiva Sound
Of A Squint.
Lo straniante rap in giapponese di Lady Dragon (Grasping claw)
e il contributo di Beans, ex Anti Pop Consortium (Jaw
modulation)
rappresentano i momenti più interessanti di un album che purtroppo
non riesce appieno a soddisfare le sue premesse teoriche nonostante la grande
qualità messa
in campo. Si ha l’impressione che quella tanto ricercata sintesi tra
techno, hip hop, ambient ed electro rimanga soltanto un’idea. Peccato
doverlo definire una mancata pietra miliare!
(7.0/10)