
Giancarlo Onorato è un artista con alle spalle una carriera di tutto
rispetto, spesa tra letteratura e musica, produzioni discografiche e promozioni
di eventi, tutti (o quasi) rigorosamente underground. Libri come Filosofia
Dell’aria o L’ubbidiente Giovinezza,
eventi come il Festival Poiesis o il Premio Musica d’Autore Paolo
Pavanello, dischi tributo come Come I Fiori Del Male
dedicato nel 2001 a Tenco, rappresentano solo alcune tra le testimonianze
più luminose di un profilo creativo polimorfo e singolare. A fare
da contorno, una discografia considerevole che parte nel 1996 con Velluto
Interiore, passa per Io Sono L’angelo
e Nozze Chimiche del biennio '98 -'99 ed arriva,
nel 2004, a Falene.
Quest’ultima opera è il risultato di tre anni di stretta collaborazione
tra l’autore e il produttore / musicista Mario Congiu e raccoglie
melodie di gusto classico, in cui si fondono poetica raffinata ed eleganti
partiture. Inevitabile ma al tempo stesso troppo semplice citare l'ultimo
Nick Cave come fonte di ispirazione, riduttivo limitare
la proposta di Onorato alla replica fine a se stessa. Dalle dodici tracce
emerge un essere equilibrato ed in equilibrio, sospeso tra canzone d’autore
– Tenco su tutti – ed idee melodiche originali
rigorosamente “in minore”, citazioni colte ed inclinazioni caratteriali
non troppo distanti dalla parabola artistica di Fabrizio De Andrè.
Un disco questo Falene
che, al di là delle considerazioni accessorie utili a descriverne
il contenuto, raccoglie soprattutto brani emotivamente toccanti.
Sarebbe sufficiente citare, come testimonianza di quanto si afferma, le
scarnite malinconie sottintese al pianoforte arpeggiato di Canzone dell’oscurità,
il cullare inquieto e marziale della batteria in Le bisce d’acqua,
la pulsante drammaticità degli archi in Ballata dell’estate
sfinita.
Nelle composizioni di Onorato non esistono banalità gratuite o casualità
ma soltanto l’effettiva capacità da parte dell’autore
di costruire sublime poesia da un pugno di parole ordinarie, decorazioni
armoniche ricercate da premesse strumentali convenzionali. Un approccio
in cui la sperimentazione si fa da parte e cede prepotentemente il passo
alla stabilità ed alla pulizia formale.
(8.0/10)