
Una buona notizia: finalmente è stato stampato Moods, il disco d'esordio degli Elton Junk. Peccato che siano occorsi ben tre anni per farlo, tre anni durante i quali le speranze della band hanno lasciato il posto ad una montante frustrazione. Se questa non è una cattiva notizia è solo perché in effetti non si tratta di una notizia, giacché ahinoi storie del genere capita spessissimo di sentirne, al punto da pensare che siano un aspecie di regola.
Riteniamo giusto quindi, oltre a proporre la recensione di Moods, pubblicare il comunicato stampa diramato dagli stessi Elton Junk. Un modo per gettare sale sulla ferita, forse, convinti che la questione meriterebbe un approfondimento che ci porterebbe molto, troppo lontano. In ogni caso, a voi il giudizio. Per eventuali interventi e repliche sulla questione, siamo qui.
Non è facile dire quanto composito, schizoide, trasognato e impetuoso sia l'aspetto sonoro degli Elton Junk, e di come riesca ugualmente ad apparire omogeneo, frutto imprendibile e maturo in orbita stretta attorno ad una visione ben precisa. I quattro giovanotti hanno all'attivo qualche anno di sfaccettato e trasversale underground in virtù del quale possono mitragliarci con una scarica di riferimenti disparati: dalla torbida platealità dei Bauhaus all'inafferrabile sbrigliatezza dei Gang Of Four, dall'incubo tecnotronico dei Joy Division alle apocalissi crepuscolari dei Radiohead, dalla congerie distorsiva dei Mogwai al segreto viscerale dei primi King Crimson.
Il loro album di debutto allinea 7 brani (più una ghost track) di tutto rispetto, capaci di mettere sul piatto tastiere gotico-spaziali, un chitarrismo sanguigno e stratificato, asprezze percussive, solidificazioni hard, un canto irrequieto di chiara marca wave, complicanze ritmiche jazzy e trepidanti escursioni progressive. L'iniziale Cellophaned è quantomeno emblematica: alla furia marziale del riff fa eco una penombra di tastiere sdrucciolevoli, la voce cavalca inquietudine e delirio mentre la struttura verso-chorus finisce per sgretolarsi sulle nevrasteniche evoluzioni del finale.
Il resto della scaletta è un autentico rollercoaster emozionale, dal noise-dark di Waste Of Time (percorso da brividosi sgocciolamenti di piano) all'hardcore-punk atterrito di La Tipa (l'unico pezzo interamente in italiano), dalla farneticante devo-luzione di Desert (con un lavoro incredibile di sottofondo, in cui trovano epifania memorie genetiche di riff antichi e riverberi alla Wire) all'incedere free-wave di Division Pop Joy, fino a quel piccolo capolavoro che risponde al nome di Magical Dream, in cui l'abrasività delle corde e il beffardo contrappunto di synth spianano la strada al lattiginoso ritornello, prima che un bridge tarantolato sparpagli ulteriormente le carte lasciandoci voilà incantati.
Due parole anche sull'obliquo malanimo che innerva la conclusiva Ricetta Per Il Sangue Amaro, il pezzo più ambizioso del lotto, in bilico tra generi (dark? Wave? Prog?) e idiomi (italiano ed inglese): corde in fibrillazione, tessiture imprendibili di tastiere, loop elettronici, vocalizzi da cardiopalma e palpitanti libertà ritmiche che diluiscono nel minimalismo struggente (un piano disperso, foschi panneggi sintetici laterali) della successiva traccia fantasma, interludio post-qualcosa tra l'incubo e quel sogno che come ben sappiamo forse è la vita.
In attesa di ciò che verrà, gli Elton Junk hanno sonorizzato
un progetto teatrale e sfornato altre canzoni che dal vivo fanno una gran
porca figura. Staremo a vedere.
Comunicato stampa
(Bologna, 6 giugno 2004)
E uscito Moods, il primo il primo vecchio album degli Elton
Junk. Senza nessun tipo di preavviso la Sottosopra Produzioni di Follonica
(GR) ha pubblicato con tre anni di ritardo le 500 copie del primo album degli
Elton Junk, quel Moods circolato nel frattempo sotto forma di CD
demo fra la stampa e gli stereo dei nostri ascoltatori.
E senza entrare nei dettagli della questione (che continuano tra laltro a rimanere molto oscuri e difficilmente verificabili da parte nostra) riportiamo alla lettera ciò che letichetta ufficialmente ha dichiarato nel suo comunicato: la lunga gestazione del lavoro è dipesa esclusivamente da problemi tra noi della Sottosopra e la fabbrica che aveva in custodia il master, problemi di natura amministrativa che sono quasi subito sfociati in beghe legali e che hanno portato a continui rimandi delluscita sino ad oggi.
Al di là di come sono veramente andate le cose, riguardo le quali rimandiamo direttamente alla Sottosopra la spiegazione, per il gruppo resta comunque da sottolineare la scarsissima comunicazione agli Elton Junk in questi tre anni da parte delletichetta riguardo le incresciose vicissitudini della pubblicazione, che hanno portato per esempio allimpossibilità da parte nostra di visionare preventivamente la grafica del libretto e la confezione del cd, delle quali stentiamo a riconoscerne la paternità (pur essendo state usate dalletichetta le stesse fotografie del demo che stampammo a nostre spese allinizio del 2001).
Come alcuni sanno gli Elton Junk dal 2001 ad ora sono andati avanti esclusivamente con le proprie forze per quanto riguarda la registrazione della musica, la gestione dellattività dal vivo qui in Italia e la promozione dei propri lavori, si sono confrontati a fondo con realtà artistiche diverse come il teatro e limmagine, hanno inciso due anni fa un secondo cd rimasto ancora senza produzione (chiamato Piss On A Dead Tree And Watch It Grow), hanno cambiato line-up e composto nuovi pezzi ormai prossimi alla registrazione, e sono stati pressoché ignorati dallunderground italiano; per questi motivi abbiamo creduto giusto curare anche personalmente i rapporti con la stampa per questa uscita, saltando ogni equivoca mediazione.
Abbiamo intenzione di cercare la corretta e dovuta attenzione da parte di giornalisti e recensori a quella che era e rimane la musica di Moods, della quale continuiamo a sentirci felicemente responsabili a prescindere da tempi e modi di commercializzazione del suo supporto audio di plastica, considerandola nella sua attualità e contemporaneamente nel suo essere relativa a un periodo e un contesto diversi da quelli odierni, nei quali gli Elton Junk con la stessa attitudine continuano a portare avanti il proprio discorso, quel tipo di ricerca iniziata proprio da questo disco.
Ringraziamo anticipatamente tutti coloro che, grazie alluscita di questo disco, conosceranno questo gruppo e si interesseranno alla sua musica e al suo immaginario, in attesa di veder pubblicato un nuovo lavoro che sia degno di questo nome sotto tutti i punti di vista, sia artistici che produttivi.
gli Elton Junk