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Dontcareful - Linings (Snowdonia, 2004)

di Stefano Solventi

Sarà il caso di mettere le mani avanti (ogni tanto fa bene): non ho ancora stroncato un disco Snowdonia. Controllate, controllate pure. Tutti bei voti, ben oltre la sufficienza. Qualcuno potrebbe (legittimamente) pensare a qualcosa di marcio, del tipo Mr. Scotti e Mrs. La Fauci corrompono quel fetente del Solventi con spedizioni periodiche di cannoli e procaci bellezze mediterranee. Nulla di tutto ciò (purtroppo).
La spiegazione è semplice: non mi sono ancora imbattuto in un brutto disco Snowdonia. Mi farebbe quasi piacere, mi toglierebbe l'impaccio. Invece, rieccoci: Dontcareful (aka Marco Ferrari e Nicola Zaroli) hanno sfornato un disco della madonna, cui l'ineffabile casa siciliana ha fornito apparato grafico nello stile che ben sappiamo (genialoide e disarmante, bislacco e obliquo, provocante e provocatorio).
S'intitola Linings ed è una follia electroclash-funk-techno-jungle, ovvero come potrebbe suonare il futuro marcio, cinico e sprezzante che certamente ci attende. Però un futuro nostalgico del passato, anzi un futuro che sembra passato: suono artificiale stretto nella gogna tecnologica degli ottanta e novanta, rock stritolato techno, dance illiquidita & infestata, sdrucciolevoli ambiguità e superfici patinate vaselina-neon.
E' un disco divertente e feroce, divertente e lubrico, divertente e sarcastico, divertente e amaro. Le trovate soniche si susseguono, si sormontano, si avvolgono (si prenda l'irresistibile motivetto minimale di Dwarves dance tra mantici radenti e grasse emulsioni electroclash, oppure le compulsioni ritmiche tra laminati di luce wave in Big Shoulders, oppure l'incrocio di fendenti punk-wave in coltura radioattiva di Session two). Minacce e scudisciate, perversione e malauguri, sintesi aspre che divorano gli ammiccamenti da esse stesse apparecchiati.
A tratti sembrano un miscuglio di Aphex Twin e Prodigy a testa bassa e senza troppi fronzoli a fronzolare (Keep 9 seeds), altrove degli Underworld in amfetaminico orgasmo Suicide (Lawyers don't play bass), ora un George Michael dopo provvidenziale outing pornografico (l'iniziale e iniziatica Devil inMr. Jones) e addirittura un Manu Chao caduto nella tagliola dei più turgidi Depeche Mode (I need lies).
Non è facile insomma mantenere la calma, le coordinate sbarellano tempo due tracce, tanto vale abbassare le difese: specialmente di fronte a The game about you (pazzamente funky in concitata-beffardella rincorsa dance) e Horses & porn (perversamente funky tra liquori e liquami, zampettii androidi e innesti di bossa aliena).
Aggiungete a questa carrellata di orgiastiche sensazioni quell'aria da più idee che mezzi, da genio disperso in chissà quale macchia periferica, e il gioco è fatto: una delle più belle sorprese dell'anno.

(7,6/10)

P.S. Cinzia, Alberto, la prossima volta anche un po’ di cassata, cortesemente.
01. Devil in mr.Jones
02. The game about you
03. Session two
04. Horses & porn
05. Dwarves dance
06. I need lies
07. Big shoulders
08. Keep 9 seeds
09. Passing compexion
10. Raggagravedigga
11. Lawyers don't play bass
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