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Destroyer - Your Blues (Merge Records/Wide, 2004)

di Stefano Solventi

Dei quattro album precedenti a firma Destroyer conosco soltanto il precedente This Night (2002), questo tanto per chiarire il retroterra su cui si è mosso il mio ascoltare. Rispetto a quello, l'ispirazione di Daniel Bejar - canadese, già membro dei New Pornographers - non appare affatto affievolita, anzi. Muta leggermente obiettivo, insegue un po' di meno la visionarietà atmosferica dell'insieme a vantaggio di una maggiore compiutezza del singolo pezzo, e in questo senso ognuno dei dodici episodi si ritaglia uno spazio prezioso, giardino di delizie con un'insidia per ogni grazia, una spina per ogni petalo.
E' questo il segreto di Bejar, carpito del resto a tutta una "tradizione" pop-rock inquietante e glamourosa che si è definita nel tempo grazie al lavoro di geniacci obliqui come Brian Wilson, Scott Walker e Alex Chilton, mutando più volte indole e aspetto a ridosso della wave (Lou Reed, Roxy Music, Japan...), prendendo direzioni ondivaghe in bilico tra prog e soul (Tod Rundgren, Supertramp...), spiovendo sul presente in sella a destrieri dalla fibra felicemente instabile (Flaming Lips, Mercury Rev, Divine Comedy, The Shins...).
Canzoni la cui sostanza è luccichio e ombra, volti sfavillanti e cappe di buio, insomma un bel giro turistico nell’allegro teatro della tragedia umana: si ascolti il cabaret marziale del piano nell’andirivieni d’arpa e archi e legni e chitarre di From Oakland to Warsaw, o la marcia fatale nella bruma di synth e zampilli d'arpa di The Fox And The Hound, o il crescendo d'intenti fino a farsi cavalcata tra svolazzi d'archi e luminarie di (falsi) fiati della splendida An Actors Revenge.
L'abito non fa il monaco, ma in casi come questo può fare la differenza: vedi come la non certo eccelsa intuizione melodica della title track sappia sbocciare in un suggestivo bozzetto di glockenspiel, synth e tromba, impalpabile pastello avant come uno sguardo subacqueo Robert Wyatt, o come Certain Things You Ought to Know sappia giocare con la propria leggerezza folk immergendola in una sospensione madreperlacea (l'eco della voce, l'iridescenza delle tastiere, la compita asciuttezza della chitarra) che la fa piegare indistintamente verso latitudini bossa o jazz: è ciò che segna la distanza tra i Destroyer e la mediocrità irrimediabile di band tipo gli I Am Kloot, cui pure, a ben vedere, sono melodicamente affini.

Il dolce e l'amaro dunque, la dolciastra cospirazione di un virus amarognolo, nascosto nel cavallo di Troia di suadenti folk-soul (It's Gonna Take An Airplane) o nel vivido manifestarsi di indefinibili azzardi (la teatralità glam con tentazioni electro dell'iniziale Notorious Lightning, il sincretismo kosher/RnB/synth-pop di New Ways Of Living, dal curioso retrogusto Robyn Hitchcock), ti contagia e ne capisci subito la forza, la capacità di annidarsi nel campionario delle percezioni d'ogni giorno.

E' un disco insomma di cui è facile innamorarsi, tanto da farci affrontare la sua complessità con un entusiasmo che la rende immediata. Certo, non un amore grande quanto quello di Dan Bejar per il proprio progetto, cosa che alla lunga lascia affiorare chiari segni di compiacimento, di scenografie debordanti sulla sostanza: è una caligine stagnante che storce il respiro, falsa i sapori in gola, spingendo al respiro corto, ai passaggi veloci e non troppo frequenti. Rientra nei tipici effetti collaterali del genere, per cui tutto a posto. Ma in virtù di ciò Your Blues finisce per essere solo un buon disco, e poteva sfiorare il capolavoro.

(7,0/10)

1. Notorious Lightning
2. It's Gonna Take An Airplane
3. An Actor's Revenge
4. The Music Lovers
5. From Oakland to Warsaw
6. Your Blues
7. New Ways of Living
8. Don't Become the Thing You Hated
9. Mad Foxes
10. The Fox and the Hound
11. What Road
12. Certain Things You Ought to Know
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