Inizia con una galoppata sonico-galattica di rara efficacia aggressiva il nuovo cd degli statunitensi Comets On Fire. The Bee And The Crackin’ Egg sviscera passionalità hard psichedelica hendrixiana aggiungendovi ritmiche pesanti, cingolate, stile Chrome 1979. Infiltrazioni elettroniche, utilizzate quali schegge noisy impazzite-immacolate, corredano il brano d’apertura dell’imminente Blue Cathedral.
Utrillo Belcher, Noel Harmonson, Ben Fleishman e Ethan Miller, voce punkeggiante e sulfurea del nostro combo, recuperano lo spirito orgiastico dello space rock migliore di sempre, arricchendone lo stile. Hawkwind, Hendrix, Chrome ma anche Led Zeppelin, MC5 e vaghi turbamenti Amon Duul II sono - qui, come nei precedenti e prelibati studiowork dei nostri (Comets On Fire, 2000, e Field Recordings From the Sun, 2002) - la materia di cui si compone l’assalto virulento targato Comets On Fire. A volte, è vero in Pussy Footin’ The Duke, il suono d’assieme, complici tastiere memori del prog rock d’inizio Settanta, si fa barocco, tuttavia sono propulsioni nucleari qual è Whiskey River a tener desta la baldanza dinamitarda di codesto rock stellare.Il tratto più caratteristico, peculiare e funzionale del quale è fornito dai traviamenti punky che Ethan riesce a imprimere al proprio cantato. Il sassofono scalmanato, free solo da ultimo, nel finale del brano appena citato, perso e asperso dalle continue imbottiture lisergiche delle chitarre elettriche, non fa altro che rimandarci invece ai migliori Hawkwind di In Search Of Space.
Ma è in The Antler Of The Midnight Sun che le maniere musicali sature e rocciose di tali musicisti svelano prerogative sovversive: poco fricchettone, sempre tentate dal dissolvimento dionisiaco del loro stesso hard rock ad alto voltaggio, infarcite di assolo elettrici, di fuzz saturi, dilaniate dalle recite titaniche di Miller, un vocalist conteso a metà fra Jello Biafra e l’acid rock, fra punk e psichedelia scalcinata. Concludono in bellezza, Blue Cheer e Hendrix coniugati con dosi incaute di frastuono, le lunghe elucubrazioni sferzanti Death Sqad e Blue Tomb.
I Comets On Fire forse non inventano nulla, i nomi ai quali fanno riferimento hanno fatto già ogni cosa per loro, ma portano ai livelli di una classicità assoluta un verbo space che raramente, finora, aveva osato abbracciare in modo tanto mirabile il lato freak e quello punk in esso sempre latenti. Pochi anni, ci scommetto, e i Comets On Fire diverranno paradigma assoluto per tutti quei suoni forgiati e temprati nell’incandescenza del buio cosmico.
(8.0/10)