
Agli appassionati di indie rock il nome di questo esordiente trio inglese dovrebbe ricordare qualcosa: Ciccone Youth è stata la sigla sotto la quale a metà anni ’80 i Sonic Youth hanno licenziato un singolo ed un LP in collaborazione con Mike Watt. Anche se nella loro musica in effetti c’è ben poco di quel folle esperimento di hip hop lo-fi, è a quel panorama musicale che guardano questi (ennesimi) giovanotti di buone speranze; il loro album di debutto , Eversholt Street, grida sin dalle prime battute il verbo rock indipendente americano, così come lo avevano coniugato i gloriosissimi Pixies.
Se a quella (già di per sé) vincente formula si aggiunge una giusta dose di Inghilterra, il frullato emul-(indie) rock è bello e servito: un po’di Clash (Flagellate), Kinks (You´re Beautiful, You´ll Get By, If Friday Falls Through), Smiths (If I Could Prove You Wrong, My summer never comes), opportunamente mescolati a Blondie (Just Got Laid), Breeders (Boy oh Boy), Pavement (Give Me One Good Reason To Carry on) e ovviamente Sonic Youth (F.U.U.K.). A completare il menu, una serie di riuscite ballate: il rètro in stile Pulp di Oh Eversholt, le reminiscenze Velvet Underground (terzo disco) di Put me to Bed e Last Breath, e la finale There is a Light, minimale tra Spacemen 3 e Slowdive.
Riferimenti di questo tipo non possono che far venire l’acquolina in bocca agli appassionati del genere, e il divertimento è garantito. Anche se mostrano una certa dimestichezza nel trattare il loro materiale, quello che però manca ancora ai Ciccone è il carattere sufficiente per fare di questo disco qualcosa di più che una simpatica e godibile compilation dei loro (e possibilmente, nostri) artisti preferiti. Noi comunque, restiamo sintonizzati.
(5.9/10)