
L’ukulele lo suona Josephine Foster, Jason Ajemian, invece, si dedica allo standup bass. Entrambi imbracciano una sei corde acustica. E cantano pure.
Provengono da Chicago e fanno del folk. Un folk che potrebbe essere sgorgato, puro ed incontaminato dall’elettricità qual è, direttamente da quello prebellico a stelle e strisce (Elisabeth Cotten). Oppure da uno strano connubio, neo-tradizionalista, fra Shirley Collins, Bert Jansch e, come vedremo, certi assopimenti post (rock) made in KY.
A produrre il disco è, insospettabilmente, Paul Oldham, e lo fa proprio nella capitale musicale dei vari Slint, For Carnation, Papa M e via discorrendo (Louisville) L’influsso dei quali si coglie, probabilmente, nell’andamento oltremodo narcotizzato di taluni quadretti acustici nel debutto omonimo Born Heller: Mountain Song e il flebile bagliore del fanalino di coda Big Sky risplendono quali gemme acustiche, a metà fra lo stile arcaico di Shirley e quello neo acustico di Papa M.
A spiccare davvero il volo sono però le disarmonie oculate e studiate posate su Good Times, tanto per rendere un pezzo prewar quale inconcepibile Weill perso per il blues-folk rurale statunitense di un secolo orsono. La poesia di I Am A Guest In Here, poi, è semplice solo all’apparenza, tutta ornata a festa dal contrappunto chitarristico ciondolante, degno contraltare della mobile, pacatamente volubile, vocalità d’altri tempi di Josephine.
Ma sono le continue, sublimi, impercettibili, variazioni cromatiche impartite all’impasto vocal-strumentale a sottrarre questo lavoro all’ipotesi d’una semplice rilettura neo-folk delle tradizioni sonore U.S.A. che furono. Dotto più di quel che non sembri, il sound dei nostri ha forse incappato anche nell’utilizzo, saggissimo, delle dissonanze armoniche, delle coloriture timbriche, della musica classica (Debussy).
Ogni ninnananna qui contenuta diviene, per questo motivo, occasione d’ascolto ripetuto ed attento. Fra le mille pie ghe in cui si ripone l’arte del duo si scovano, infatti, ancor mille altri dettagli che a poco a poco sottraggono (apparente) ingenuità agli 11 disegni acustici del disco. Restituendoli con forza ad una contemporaneità stupita (la nostra).
( 7.5/10)