
Un progetto già morto, i Bogabelsit. Un quartetto che, come recita
laconico il messaggio presente sul loro sito, dura appena sette mesi, dal
febbraio al settembre 2003. Unica testimonianza, due canzoni, evidentemente
molto preziose per i "superstiti" Valentina Caja e Andrea Sommella,
che decidono di riprenderne la struttura adeguandola alla nuova realtà.
Vale a dire, elettronica in luogo di corde e pelli, e una passione intatta,
un entusiasmo vivo.
Il risultato è un pop elettronico pieno di rifrazioni, denso e rarefatto
insieme, attraversato da suggestioni Bjork e Portishead, da un
incedere netto e vibrante alla maniera dei cari Notwist. E' bella la
voce di Valentina, seppure non troppo personale (ma è meglio così di
una voce che si sforza di sembrare peculiare): si aggira agile singhiozzando
un buon inglese in All covered by snow (attitudine soul trasposta su
scenari nordici, tenere palpitazioni sincopate, frinire sintetico alternato
a fraseggi di chitarra indolenziti che può ricordare certe inquietudini Radiohead quando
non il liquido riverberare del Battiato di Fisiognomica)
e disimpegnandosi trepida nel melodioso errebì L'orso, morbida
strategia pop di buona levatura spalmata su una trama di chitarra che tradisce
ombrose inclinazioni emo-core.
Dispiace che la recensione debba già finire, ma tant'è. Il giudizio è abbastanza
positivo, e valga anche come incoraggiamento. Magari anche ad osare un po'
di più.
(6,5/10)