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Bill Wells - Pick Up Sticks (Leaf, 2004)

di Edoardo Bridda

Quando non è impegnato come produttore/arrangiatore in svariati progetti (Belle & Sebastian, The Pastels, Arab Strap, Future Pilot Aka Telstar Ponies ecc.), Bill Wells ama sporcarsi col jazz: negli ultimi quindici anni, il musicista ha sperimentato questa passione in diverse formazioni (dall’ottetto al trio) e questo mini-album, che vede tra gli altri la collaborazione con la sassofonista Annie Whitehead, il To Rococo Rot Stefan Shneider e la songwriter Barbara Morgenstern, è un nuovo, prezioso episodio di una discreta carriera.

Pick Up Sticks fonde jazz e elettronica viaggiando parallelamente ai binari dei Tied & Tickled Trio, con l'importante differenza che Wells preferisce la maniera di Gil Evans alla possenza di Mingus, l'ensemble minimo alla big band.
In tal senso, l’eponima traccia d'apertura è un prezioso esercizio di stile evansiano stagliato sui ticchettii e matite puntellate sui banchi (per mano digitale di Shneider), e se Three Line Prayer si dibatte tra il jazz umorale della prima parte e quello più interlocutorio e dilatato della seconda, ecco che Family Sights trova un sipario di carillon ad aprire per un sax soffuso, caldo e ambientale; più avanti Watt, delicatamente accompagnata da un battito elettro-analogico, introduce fiati che piacerebbero al Wyatt marittimo di Dondestan, mentre A Soldier's Shoulder ritorna a forme già delineate, stavolta con l’ironia di una marcetta sospesa tra luccichii elettronici. Il commiato è affidato a un brano in perfetto stile Sack Und Bluum, un piccolo gioiello che non sfigurerebbe nella discografia di questi ultimi, da me un po’ sottovalutati.
Basta tanto per capire che questo Pick Up Sticks è un piccolo scrigno.


(7.0/10)

01. Pick Up Sticks
02. Three Line Prayer Part 1
03. Three Line Prayer Part 2
04. Family Sighs
05. Waft
01. Perfect Window
02. A Soldier's Shoulders
03. The Dust Of Months
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