
Quando non è impegnato come produttore/arrangiatore in svariati progetti (Belle & Sebastian, The Pastels, Arab Strap, Future Pilot Aka Telstar Ponies ecc.), Bill Wells ama sporcarsi col jazz: negli ultimi quindici anni, il musicista ha sperimentato questa passione in diverse formazioni (dall’ottetto al trio) e questo mini-album, che vede tra gli altri la collaborazione con la sassofonista Annie Whitehead, il To Rococo Rot Stefan Shneider e la songwriter Barbara Morgenstern, è un nuovo, prezioso episodio di una discreta carriera.
Pick Up Sticks fonde jazz e elettronica viaggiando parallelamente
ai binari dei Tied & Tickled Trio, con l'importante differenza che Wells
preferisce la maniera di Gil Evans alla possenza di Mingus, l'ensemble minimo
alla big band.
In tal senso, l’eponima traccia d'apertura è un prezioso esercizio
di stile evansiano stagliato sui ticchettii e matite puntellate sui banchi
(per mano digitale di Shneider), e se Three Line Prayer si dibatte tra il
jazz umorale della prima parte e quello più interlocutorio e dilatato
della seconda, ecco che Family Sights trova un sipario di carillon ad aprire
per un sax soffuso, caldo e ambientale; più avanti Watt, delicatamente
accompagnata da un battito elettro-analogico, introduce fiati che piacerebbero
al Wyatt marittimo di Dondestan, mentre A Soldier's
Shoulder ritorna a forme
già delineate, stavolta con l’ironia di una marcetta sospesa
tra luccichii elettronici. Il commiato è affidato a un brano in perfetto
stile Sack Und Bluum, un piccolo gioiello che non sfigurerebbe nella discografia
di questi ultimi, da me un po’ sottovalutati.
Basta tanto per capire che questo Pick Up Sticks è un
piccolo scrigno.
(7.0/10)