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VAZ - Dying To Meet You (GSL, 2003)

di ©Massimo Padalino

Il duo dei Vaz, il nome lo hanno mutuato da un’utilitaria economica russa, è domiciliato attualmente a New York, la "Grande Mela", ed è versato, anacronisticamente fuori moda, in una riproposizione "articolata" del noise sound che fu, dieci anni addietro, della scuola Amphetamine Reptile.

Dying To Meet You, però, riflette anche vaghi luccicori d’un'altra importante, e ugualmente defunta, scuola musicale, quella della californiana SST. Il vocalist-chitarrista Apollo Liftoff (vero nome Paul Erickson) e il suo compare di (rumorosi) giochi, Deft Garlands (battezzato cristianamente come Jeff Mooridian), hanno trascorsi nell’ambito noise rock non trascurabili: entrambi suonavano negli ottimi Hammerhead (Into The Vortex e Duh The Big City, i loro lp migliori, pubblicati fra il ’94 e il ’96).

Del gruppo madre rimane qui la passione per la forma-canzone. La percussività del platter ne è forse l’elemento dominate: regolare ma chirurgica (in They’ve Won), tribolata e sonicyouthiana (Blue Up Special) e ancora parossistica nello stile degli Hella (White World Of Death). Ma le portate principali del Vaz-menù sono le scordature di White Wall, debitrice in prevalenza ai Sonic Youth d’inizi ’90, e ancora Give Us The Creeps, Drive-by Swordfight, Metal Egg e Fired Eye Quit dove l’impasto fra Fugazi, Sonic Youth, Nirvana, Hammerhead, Surgery e i moderni noisters di casa GSL ben s’amalgama disfando grumi di melodia residui in vescicanti attacchi guitar-oriented. Un disco di genere, consigliato caldamente all’amante de(l)genere. (6.5/10)

01. They've Won
02. Blue Lip Special
03. Elastik-C
04. White World of Death
05. Headless Statue
06. White Wall
07. Give Us the Creeps
08. I.V.
09. Freon Suite No. 2
10. Drive-By Swordfight
11. Metal Egg
12. Kill the Strings
13. A Crown in My Future
14. Fired Eye Quit
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