
Il duo dei Vaz, il nome lo hanno mutuato da un’utilitaria economica russa, è domiciliato attualmente a New York, la "Grande Mela", ed è versato, anacronisticamente fuori moda, in una riproposizione "articolata" del noise sound che fu, dieci anni addietro, della scuola Amphetamine Reptile.
Dying To Meet You, però, riflette anche vaghi luccicori d’un'altra importante, e ugualmente defunta, scuola musicale, quella della californiana SST. Il vocalist-chitarrista Apollo Liftoff (vero nome Paul Erickson) e il suo compare di (rumorosi) giochi, Deft Garlands (battezzato cristianamente come Jeff Mooridian), hanno trascorsi nell’ambito noise rock non trascurabili: entrambi suonavano negli ottimi Hammerhead (Into The Vortex e Duh The Big City, i loro lp migliori, pubblicati fra il ’94 e il ’96).
Del gruppo madre rimane qui la passione per la forma-canzone. La percussività del
platter ne è forse l’elemento dominate: regolare ma chirurgica
(in They’ve Won), tribolata e sonicyouthiana (Blue Up Special)
e ancora parossistica nello stile degli Hella (White
World Of Death). Ma le portate
principali del Vaz-menù sono le scordature di White Wall,
debitrice in prevalenza ai Sonic Youth d’inizi ’90,
e ancora Give
Us The Creeps, Drive-by Swordfight, Metal Egg e Fired Eye Quit dove
l’impasto
fra Fugazi, Sonic Youth, Nirvana, Hammerhead, Surgery e
i moderni noisters di casa GSL ben s’amalgama disfando grumi di melodia
residui in vescicanti attacchi guitar-oriented. Un disco di genere, consigliato
caldamente all’amante
de(l)genere.
(6.5/10)