
Sono 3 le concezioni di “ottimismo” che si intrecciano e fondono all’ascolto dell’ultimo cd dei Turin Brakes Ether Song,prodotto da Tony Hoffer (curatore del suono di Beck e Air): quella romantica di un Hesse che scrive ”…verrà il tempo che non saprò più nulla delle pene,e se oggi mi fanno ancora tanto male, tra poco di loro tutto sarà passato…”, quella cruda e un po’ trash di Jim Carroll, leader dell’omonima band americana, che termina il suo primo libro autobiografico dicendo ”..fuori è una bella giornata di giugno, probabilmente c’è un sacco di gente che sta prendendo il diploma… devo andare a vomitare. Vorrei solo essere puro…”, e quella intellettual radical chic dei Radiohead ”…you can try the best you can,if try the best you can,the best you can is good enough”.
C’è ancora speranza? C’è ancora propensione al positivo? Sì,e a farsene portavoci sono questi due ragazzi inglesi, Olly Knights e Gale Paridjanian, della cerchia del New Acoustic Movement, autori di una raccolta di buonumore. Ether Song è una favola raccontata sottovoce,accompagnata da un sound caldo e rassicurante. Il primo brano Blue hour, aperto da lontane risate, fa una promessa che riesce a mantere fino alla fine: quella di strapparti un sorriso. L’inizio di Average man ammicca maliziosamente a I don’t know i can save you from dei King of Convenience, mostrandosi però ritmicamente più definita e meno nostalgica, anche grazie all’inconfondibile voce di Olly, dagli acuti intensi e dalle sfumature femminili.
Il romanticismo che permea ogni singola parola trova la sua massima espressione
in Long distance, resa famosa dallo spot di una nota marca di jeans,
a testimonianza che i creativi pubblicitari non hanno speso milioni di master
invano! Nonostante Falling down sembri la versione moderna di What’s
up dei 4 Non Blondes, non dispiace, perché non sembra avere pretese
di originalità e unicità. Di sicuro impatto emotivo Pain
killer(summer rain) dove il titolo lascia intendere un legame con l’elemento
pioggia confermato da Rain city,…summer rain, dripping
down you face again… e ci si lascia cadere su un prato di serenità.
Da assaggiare Full of stars,mentre echi gallagheriani si fanno strada
in Panic attack.Sono quasi da ringraziare i Freni di Torino perché
ci permettono di anelare l’intangibile in un contesto sociale dove siamo
educati a desiderare necessariamente il materiale, l’economicamente
acquistabile. Il loro è un rifiuto sorridente (forse neanche consapevole)
ad un mondo deludente.
Da notare infine come nel cd, minimale e colorato, trovi spazio anche un riferimento
a Greenpeace.