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SO – S.t. (Thrilljockey)

di Edoardo Bridda

Accompagnato dalla cantante giapponese Eriko Toyean, So è il nuovo progetto di Markus Popp (Oval, Microstoria), l’artista elettronico celebre per essere stato uno degli ideatori del glitch e, conseguentemente, della nu elettronica internazionale.
L’album, rappresenta un nuovo tassello di quello che è oramai un format che da Bjork, antesignana del nuovo cantautorato digitale assieme ai Matmos, ha portato a David Sylvian, accodatosi (come al solito) alla corrente del momento, grazie anche al pluridecorato Fennesz.
So, come Vespertine e Blemish, presenta dunque vocalizzi eterei e maree digitali, ma si distingue per il particolare ambiente sonoro popolato dai tipici mostriciattoli poppiani, figure timbriche curate, al solito, nei minimi dettagli, artefatti originalissimi privi d’appigli temporali e spaziali.
Componenti fondanti di queste creature, oltre alle radiazioni di vecchi microonde, frigoriferi e cellulari, sono i famosi glitch, un termine rubato agli informatici, che significa “piccoli errori elettrici”, difetti generati dal malfunzionamento delle macchine (analogiche come digitali); effetti sonori frutto di errori di programmazione/lettura (software) o di costruzione (hardware), bug che generano suoni, quindi risorse che, allo stato puro o grazie a opportune modifiche mediante programmi software, rappresentano de facto la cassetta degli attrezzi dell’artista elettronico del 2000.
L’album è un lavoro non propriamente a quattro mani: Eriko, oltre alla voce, si occupa di alcune soluzioni elettroniche, specie nella traccia d’apertura dove la farina è tutta del suo sacco, per il resto è Oval-Popp a insinuarsi nel nuovo fabbricato avanzando, come d’abitudine, la propria proverbiale seriosità e imperscrutabilità.
È come se ogni singola creatura, ogni aggregato di glitch, dovesse costituire un componente di un fantomatico galeone dylandogiano, un lavoro che in passato il musicista ha perseguito tenacemente, suscitando, dopo un clangore iniziale, più d’una perplessità presso pubblico e critica.
Non è un caso che l’artwork della copertina dell’album sia proprio un’imbarcazione, un dipinto a firma di Katsumi Yokota che ne riproduce la sensazione dell’ascolto: a fronte d’una possibilità d’intravedere una forma, è come se vi fosse una descrizione contemporanea di tutti i tratti che la compongono, l’insieme diventa inafferrabile e il movimento si riduce così a stasi
Sembra che dietro a So vi sia il desiderio di forgiare una grammatica, un nuovo linguaggio che, tuttavia, risulta ancora lontano dall’uomo, la testarda ricerca d’un individuo poco aperto al confronto e convinto che, prima o poi, quell’espressione venga compresa nelle sue intenzioni.
Tutto, però, sembra così stucchevole.
Forse è un problema di saturazione d’ascolto: allargando il cerchio, pare che, a due anni di distanza da Endless Summer non vi sia stato alcun lavoro propriamente glitch in grado di prescindere dai propri elementi costitutivi; molti, troppi, stanno sfruttando queste suggestioni estetiche come gingilli sui quali trastullarsi, altri, e non sono pochi, approfittano dell’aura sacra dell’elettronica per assemblare suoni che non sono altro che vezzi estemporanei di ragazzetti perditempo.
D’altronde, Popp aveva già preconizzato questo scenario: tutti possono diventare glitcher …peccato che i cloni ovaliani parlino una lingua incomprensibile gli uni agli altri e che inoltre appaiano serissimi in questa che non è altro che una triste realtà.

(4.5/10)

1. A
2. B
3. C
4. D
5. E
6. F
7. G
8. H
9. I
10.
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