
Son passati due anni più o meno precisi da quel Cucchiaio Infernale che raddrizzò non poche orecchie in virtù di angolose sonorità elettriche & cataclismi sintoronzanti immersi in corroborante brodo d’umorismo sbilenco e cut up sovreccitato. Nel frattempo i Resti Umani Non Identificati hanno licenziato un album di remix dal titolo La Zuccha Polmonate e assistito al decollo del vecchio compagno di scelleratezze Bugo su boeing targato Universal… Alt! Cosa fate? Disinserite quel fottuto “file under” automatico e aprite bene le sinapsi: se a Cristiano Bugatti da Novara li accomuna il gusto per il nonsense cinico e demenziale – paradigma di coscienze in picchiata tra squallore epidemico e devoluzioni varie - musicalmente però i RUNI scelgono sponde più febbricitanti e composite, coniugando un’insana propensione new wave (Devo, This Heat, Killing Joke) a propellente disco (sbrigliatezze OMD e adrenalina Faint in agrodolce angoscia) e manovre d’accerchiamento kraut-post (dai Neu! agli Shellac). Aggiungiamo i copiosi interventi di Jacopo Andreini (sax e tromba) ed avremo un quadro ad alto rischio di pastrocchio che i quattro milanesi riescono comunque a condurre in porto con felice autorità (produce, non scordiamolo, Fabio Magistrali) e sempre in punta d’ispirazione. Fate la prova, assaggiate le prime tre tracce: se Nove apre sciorinando cambi di tempo, scabrosità elettriche e l’ipnosi ebbra del testo, la successiva In Autunno Fogliamo è già una risposta più che autorevole alle recenti istanze psych-hard-tronic messe in campo da gente come Liars, mentre il funky sminuzzato di Giardini Di Rho (Hinterland) sembra una paranoia recisa a freddo (chitarra a seghetto, drumming convulso, aliti di tromba, elettronica da luna park, voce da metadone) che riesce a farci scordare la chiara allusione del titolo (sarcastica?) al gruppo post rock (?) emiliano. Se a questo punto sentite prudere il nervolino della garrula alchimia, comprate Ipercapnia senza indugio, anche perché le tracce successive portano il discorso ben più in là riservandoci en passant momenti altamente goduriosi: potrei limitarmi a riferire la mostruosità black fibrillata di Non Mi Sei Mai Piaciuta (chitarrina funky, sax ceruleo, tastiere Booker T & Mg, basso Village People e testo genialoide), la nevrastenia pieno-vuoto di Il Mondo Dei Trulli E’ Dentro Di Me! (quasi un frutto caduto dal sordido pero El Guapo), la claustrofobica serialità di Imbocca Il Down Tedesco (storiella trucido-allucinata su motorismo Can e ottoni Naked City) o infine lo svolgersi trepido di Teich It Isi Margherito (sembra Robyn Hitchcock assediato dagli ultimi Stereolab, a parte il bailamme zappiano nel finale), ma commetterei ingiustizia nei confronti di autentiche leccornie come Mi Ammacco (pedinamenti di corde, vandalismi di sax, nevrastenie d’elettronica), L’aria Frigge (drumming appeso ad un giogo eccentrico, sgretolamenti elettrosintetici e versi espettorati in psych cupa) e soprattutto Inseguimento Sulla S.S. 11 (bolgia kraut-stoner che schiaccia il motore sull’asfalto per poi collassare tra reiterazioni minimaliste e torride eruzioni Sonic Youth).
Un ascolto che impressiona per la disinvoltura con cui impone la sua complessità, mai soffocante – a dispetto del titolo – e anzi ricco di guizzi, sussulti, sollecitazioni. Di più: alla fine viene anche il sospetto che la patina pazzoide (a partire dallo straniante artwork) nasconda temi e propositi assai seri, il che spiegherebbe quel groppo alla gola. Insomma, si rallegri chi ha particolarmente a cuore le sorti del rocca-e-rolla italico: l’anno sembra cominciato col piede giusto.
(7.5/10)