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Richard X - Presents his X-factor vol.1 (Virgin 2003)

di Giovanni Sassaro

Un disco "generazionale", perchè se quest'abusato aggettivo ha un valore che vada oltre i servizi di "Costume e Società" è proprio in questo caso. Richard X lancia il suo messaggio a quella frangia di trentenni-e-qualcosa figli di ascolti sbagliati, letture sbagliate, visioni sbagliate (Wham!, Roberto D'Agostino, Flashdance: freschi freschi dalla maleodorante pattumiera della storia), costantemente sintonizzati sulla frequenza errata, a tirar tardi nell'attesa di un'alba che li sorprenderà alle spalle.

Gli anniottanta... non se n'erano mai andati ed ora tornano più prepotenti che mai: un immaginario collettivo cariato dai marzianini del videogame Galaga, dall'edonismo reaganiano, dallo shopping compulsivo davanti alle insegne luminose (che attirano gli allocchi), dal sesso/fitness usa-e-getta casuale ed insoddisfacente, il santino dei Pet Shop Boys bene in vista sul comò.
E il Signor X a sfruculiare queste memorie, alla ricerca del tempo perduto tra electro a buon mercato (Rock Jacket o Lemon/Lime) e spot autopromozionali tutti effervescenza (Mark One), pop che calza gli scaldamuscoli e sculetta sfacciato (Finest Dreams) o che recupera l'ottimismo un po' beota dei primi Soul II Soul ma sembra passato un secolo (Lonely), che prende una simil-Nico e la costringe ad attendere alla fermata del tram tra i lavori in corso ed in preda allo scazzo per una Walk on by, classico bacharachiano qui trasfigurato nella forma (tastiere sparute in mezzo ad effettistica da videogioco), non nel contenuto (la morale è sempre quella: "non badarmi e tira dritto", anche se posso averti amato).

Su tutto la passione viscerale per il techno-pop che l'autore lascivamente omaggia introducendolo ai piaceri proibiti del bootleg remix: Are friends electric? di Gary Numan e Freak like me di Adina Howard una sull'altra, alla missionaria, ricantate perdippiù dalle Sugababes, squinzissime.

Si intravede un lume di redenzione nei titoli di coda, una trasognata "Into U" per il fu cantore dei Pulp, Jarvis Cocker, ma forse è solo il momento del down dopo una notte di stravizi: non badarmi e tira dritto.
Senza sofismi a buon mercato e con un efficientismo da yuppie ha centrato brillantemente il punto, Signor X: bene, bravo, 7+


(E grazie per averci risparmiato gli abiti con le spalline imbottite...)

(7.3/10)

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