
Ha ancora un senso oggi il termine 'alternativo' in campo musicale?
A mio parere sì, quando esso è riferito a generi, artisti,
etichette che fanno della coerenza e della costanza le loro peculiarità
ignorando i facili ammiccamenti all'aria che tira. In campo italiano l'etichetta
Materiali Sonori, di stanza a S. Giovanni Valdarno, si può certo
fregiare di questo aggettivo dedicandosi da sempre a preziose produzioni
magicamente in bilico tra suggestioni neo-classiche, sperimentali ed ambient.
Tra gli artisti stranieri che hanno inciso ed incidono per Materiali Sonori
o collaborato con essa Steven Brown, Roger Eno, David Sylvian, Harold Budd,
Hector Zazou, Richard Barbieri, Lance Henson; tra gli italiani Nicola Alesini,
Claudio Chianura ma soprattutto il piccolo team formato da Pier Luigi Andreoni,
tastierista impegnato in varie programmazioni elettroniche ed Arlo Bigazzi,
bassista e musicista poliedrico anche lui.

Il progetto Keen-O nasce dall'interazione tra artisti stranieri
ed italiani che è materia consolidata ormai di Materiali Sonori,
tra il tastierista Roger Eno e Pier Luigi Andreoni (già delineatasi
all'epoca del disco Marco Polo) in primo luogo ma estesasi naturalmente
a Blaine L.Reininger, famoso violinista/strumentista dei fondamentali
Tuxedomoon che tanto spazio trovano in alcune recenti produzioni
della MA.SO., ed al basso profondo ed evocativo e programming di Arlo Bigazzi,
che coordina e produce l'intero disco con Andreoni.
Nobody knows how and why è un mosaico di 11 godibilissimi bozzetti
cromatici metropolitani ricchi di soffuse e misteriose atmosfere notturne,
dove a parlare al nostro subconscio avido di emozioni spesso sono solo gli
strumenti acustici ed elettronici (Playing with Colours), soprattutto il
violino emozionale di Reininger ed il pianismo pittorico di Roger Eno,
i cui impagabili interventi sono valorizzati al massimo dal prezioso lavoro
di rifinitura ambientale ai synths ed electronics di Andreoni. Altrove è
la voce cruda di Reininger (Mystic Barge / I Must Be Here) a riportarci
fatalmente alle severe emozioni trasversali dei Tuxedomoon. Prezioso infine
si rivela il supporto di alcuni musicisti italiani davvero abili ed evocativi,
come Orio Odori al clarinetto, Bruno Orio al sax e Damiano Puliti.
Nobody knows how and why: il prezioso documento sonoro di
un manipolo di spiriti inquieti la cui sofferta esperienza artistica riesce
a materializzare intriganti umori contemporanei. Non meno intrigante è
la musica dei Mantraturbato, cinque ragazzi aretini che debuttano
per le Officine della Cultura sulla lunga distanza con Gli spiriti
del dopocena, con distribuzione della Materiali Sonori. Anche il loro ambient-rock
in lingua italiana (i testi, molto originali ed a volte sorprendenti, e
le musiche sono opera del chitarrista G.R.Gagliano ) è il frutto
di un compromesso davvero riuscito tra elementi acustici ed elettronici,
e si dipana dall'iniziale Trema se respiro alla finale Dal freddo attraverso
atmosfere lente, ammorbate ed introspettive. Solo raramente la rabbia per
una solitudine non voluta (Ogni notte, in ogni lato) o un amore tormentato
(Ricordi di un pomeriggio di fine agosto) è palpabile e fa crescere
i toni interpretativi di Francesco Prosperi, infrangendo l'involucro
oppiaceo che avviluppa tutti gli altri brani
Gli spiriti del dopocena,
I topi ci guardano, Il disgelo che segue.
In questi episodi Francesco sembra invece rifarsi al mood vocale avvolgente
di Sylvian. Davvero riusciti gli sporadici ma saggi interventi della tromba
di Matteo Badii. Un disco di non facile penetrabilità questo
Gli spiriti del dopocena, in possesso di un fascino malato
che può facilmente contagiare chi vi è predisposto.
Vero recentissimo fiore all'occhiello della Materiali Sonori insieme a Blemish
di David Sylvian è "Rings - Il Decimo Anello" del pianista
e compositore Arturo Stàlteri (ex Pierrot Lunaire),
ispirato alla trilogia di Tolkien, Il Signore degli Anelli. Dopo averlo
ascoltato si stenta quasi a credere che nel 2003, tra tanto pattume musicale
in giro, si possa concepire un lavoro così puro e cristallino ispirato
fortemente all'immaginario musicale e favolistico celtico ed alla musica
folk anglosassone in generale.
Immergersi nell'ascolto di Rings equivale ad isolarsi completamente dal
caos e dalla dispersività del vivere contemporaneo per entrare in
una dimensione davvero magica in cui farsi trascinare via (una volta tanto!)
dalla fantasia ha un effetto davvero rigeneratore.
A compiere questo miracolo non da poco il pianoforte lirico e creativo di
Arturo Stàlteri, un artista "out of time", che tesse per
tutti i 14 brani di Rings preziose stoffe melodiche dal valore inestimabile,
coadiuvato alla grande dal violino di Yasue Ito, dal cello di Laura Pierazzuoli
e dal multistrumentista Stefano Pogelli ( flutes/musette/
Crumhorn ed altre meraviglie). Notevoli anche i camei vocali di Jenny
Sorrenti in Gandalf The White e Verso Lorien che la Sorrenti
ha composto con Stàlteri. Produce anche qui Arlo Bigazzi, il factotum
della MA.SO.
Keen O: 7.5 /10
Mantraturbato: 7.0/10
Stàlteri : 8.0/10