
Dopo aver raccontato peste e corna sull’America e sugli Americani, sul loro conformismo e la loro ipocrisia, dopo aver smascherato il lato oscuro dietro i riflettori dl rock e del neo-puritanesimo, il rito di apocalisse musicale di Marilyn Manson sembrava essersi diluito tra gli antidepressivi di Mechanical Animals e ritrovare un po’ di spirito di provocazione tra i fucili (…ricordate il massacro della Columbine High-School?), i tarocchi e la Cabala di Holy Wood. In poche parole ci sono voluti due album per spiegare il criptico Antichrist Superstar e far si che un lavoro che era passato per uno dei dischi satanici di cui abbiamo già numerosi esemplari, abbia dimostrato di avere molto altro da dire dietro la sua cupa superficie. Come conseguenza udibile c’è una progressiva ma non trascurabile cura dei suoni e degli arrangiamenti e un sensibile miglioramento tecnico di tutta la band. Tutto fa pensare ad una intenzionale commercializzazione che farebbe di Manson l’ennesimo pupazzo del marketing, specialmente dopo l’adesione alla colonna sonora di un recente b-movie sui college americani con la cover dei “Soft Cell” (duo degli anni ’80 il cui cantante Marc Almond è reverendo della Chiesa di Satana) Tainted Love: un singolo che lo ha reso finalmente noto anche al pubblico pop dandogli vasta visibilità (Marilyn Manson vanta anche un imitatore che ha ruolo fisso nella trasmissione TV Visitors). Se siano davvero queste le sue intenzioni e se i suoi diabolici fans debbano sentirsi traditi…sapremo rispondere dopo un’attenta valutazione della sua nuova fatica: The Golden Age Of Grotesque.
Scippando l’intro ci troviamo davanti a This is the new shit il cui incipit recita “tutto è stato detto prima, non c’è nient’altro da dire”: è il nuovo grido d’odio amore e dolore per il rock morto, la sua grandiosità e la sua non necessità, e allo stesso tempo la massa ne ha gran desiderio. Questo dimostra che dopo tre album di Marilyn Manson gli Americani (c’era da aspettarselo) non hanno capito niente; così dopo tutti gli insulti, le calunnie, le minacce e i cori di disapprovazione profusi dai neo-puritani all’Anticristo superstar…costui se ne va tranquillamente in giro vestito da dandy anni ’30 elegantissimo, raffinato ed esteta…ancora una volta siamo stati noi a crearlo e a fargli guadagnare tantissimi soldi –ben spesi vista l’alta qualità del lavoro musicale-.
L’argomento principale che Manson affronta (con echi negli album precedenti) è l’adorazione per le rockstar e la subalternità della massa, quindi sposta l’accento su se stesso descrivendo la sua vita, le sue relazioni e la sua condizione di neo-aristocrate.
La lingua delle lyrics si arricchisce, c’è una maggiore ricerca espressiva e di nuovi termini. Marilyn non è nuovo ai giochi di parole e agli incroci, ma in questo caso particolare tira l’acqua al suo mulino ricordando Oscar Wilde, il dadaismo e il futurismo –sono specchio di ciò alcuni titoli come Doll-Dagga Buzz-buzz Ziggety-Zag, (s)AINT, Para-noir (piuttosto che “paranoid”), Vodevil (invece che Vaudeville che in inglese ha pronuncia identica) e Ka-Boom Ka-Boom. La title track dell’album contiene anche qualche strategi-comico uso del tedesco e si distingue anche musicalmente come pezzo atipico dell’album; si tratta infatti di una marcetta lenta dal sapore circense e hitleriano con retrogusto di Marlene Dietrich passando per il vecchio Hank Williams. C’è poi l’ennesima cugina di The Beautiful People (in ogni disco ce n’è una) ovvero Doll-Dagga Buzz-Buzz Ziggety-Zag: è un boogie molto veloce e roccioso con un’ottima spinta ritmica delle chitarre. Il singolo annunciato dall’autore sul suo sito (www.marilynmanson.com) sarà mOBSCENE, ma non ha la cura e il barocchismo che di solito si riserva ai singoli: ha la rozzezza feroce e diretta del vecchio Manson che conosciamo, la conosciamo talmente bene che è quasi identica a Fight Song di “Holy Wood”(il coro delle cheerleader è invece copiato a Be Aggressive dei Faith No More). La traccia di chiusura (Obsequy) è invece una strana base techno, cruda acida e ipnotica con un sermone di Marilyn in sottofondo distorto e incomprensibile; è la firma del nuovo co-produttore di Mr.Antichrist dopo il divorzio con Trent Reznor (Nine Inch Nails): Tim Skold dei KMFDM, gruppo techno-rock tedesco.
A parte queste distinzioni il resto delle canzoni sono tutte sullo stesso genere; con ciò non voglio dire che sia un album monocorde o monotono, bensì è un lavoro molto coerente e ben distribuito sulle dinamiche…cosa non facile poiché l’elettronica la fa da padrona. L’influenza di Reznor è ancora evidente e le incursioni techno di Skold portano aria di novità nel sound mansoniano (ma non necessariamente aria di freschezza). A volte le ritmiche suonano un po’ troppo nu-metal…colpa della defezione di Twiggy, il bassista storico di Manson, per cui il prodotto risulta più raffinato e meno personale (la manaccia di quel drogato coi dread era troppo essenziale!!) e spesso i bassi sono sostituiti dai synth…scelta non sempre felice.
Ciò che non mente mai è la voce di Marilyn che migliora sempre di più nel timbro e nel sound engineering; abbandonate le influenze di David Bowie e Roger Waters (presenti soprattutto in “Mechanical Animals”) vediamo l’ex Anticristo e odierno Arch-Dandy esibirsi in metriche impossibili al limite con lo scioglilingua (sarà l’influenza dell’amico Eminem?) e in ritornelli che si stampano nella mente e non mollano più…decisamente il suo stile si distingue, si definisce e rende tutti i moderni nu-metallari strilloni, dei semplici epigoni.
Non c’è nessun pezzo lento, nessuna ballata, non si parla d’amore se non amore deluso. La fine della storia con la sua ex-donna mette in luce l’altro lato dell’album: la solitudine, l’isolamento esteta e l’inautenticità delle relazioni quando si è personaggi famosi come Marilyn Manson. Para-noir col suo giro di basso ipnotico e ripetitivo -un po’ come Kinderfeld di “Antichrist Superstar”- propone un dialogo tra una donna (la ex compagna probabilmente) che esprime le sue ragioni di convenienza per accoppiarsi con l’Arch-Dandy e quest’piarsi con l’Arch-Dandy e quest’ultimo che esprime il suo punto di vista (non che ci sia molto da capire…). E’ un esperimento interessante nonostante sia un po’ paranoico…ricorda il teatro, lo psicodramma, la musicoterapia, scientology e i rituali della Chiesa di Satana…ma 6 minuti sono davvero troppo!! Non mancano pezzi più allegri dove vengono distribuite invettive alla sua ex…come controparte alla ricerca linguistica sopramenzionata, il verbo “fuck” sembra essere quello più usato in questa tranche del disco.
L’immagine e il packaging dell’album sono stati elaborati e studiati da Manson in collaborazione col fotografo austriaco Gottfried Helnwein (www.helnwein.com) che a lungo si è occupato del lato inquietante dell’America…sono fatti l’uno per l’altro…
Riassumendo, Marilyn Manson grazie alla strana capacità degli Americani (e un po’ anche nostra) di elevare i delinquenti e i disturbati mentali al rango di eroi dando loro immediata notorietà, si è arricchito ed è diventato Dandy e sofisticato per via dell’isolamento estetico in cui le star si chiudono una volta raggiunta la fama…intorno a lui spuntano personaggi ambigui e grotteschi (mi sa un po’ di Psyco Circus dei KISS) che lo amano solo per i suoi soldi e il suo status. Ma Manson non piange più su se stesso o sul mondo, sull’America e i suoi abitanti ed è deciso a sfruttare al meglio la situazione … così…cari plebei, se volete del rock osceno e duro…siete pronti? This Is The New Shit
La musique avant toutes les choses…la musica innanzitutto…The Golden Age Of Grotesque è un album molto ben lavorato, più commerciale degli altri, ma non per questo meno onesto e curato. Non ha sicuramente la forza e l’aura di mistero di “Antichrist Superstar”, ma sono 15 tracce gradevoli (sempre per chi ama il genere…) e scorrevoli, da ascoltare tutte d’un fiato.
A noi Romantici piacerà pensare che Marilyn Manson voglia farsi conoscere a più gente possibile cosicché più persone avranno facile accesso, in seguito, ad “Antichrist Superstar”
…….e l’Apocalisse continua….