
Disco d’esordio sulla lunga distanza per i Low Skies, volti nuovi
di una Chicago che cerca di riprendersi dalla sbornia noise e post-rock.
Si ritorna alla forma-canzone, al tentativo di costruire canzoni che abbiano
un inizio e una fine, una forma riconoscibile. Senza però dimenticare
che la tensione può essere tutta interna, solo apparentemente piegata.
Non stupisce quindi che i Low Skies facciano venire in mente di volta in
volta Nick Cave dai Birthday Party ai Bad Seeds, gli Arab
Strap ma anche
Idaho e Rex, tutta gente che di terremoti
sottocutanei se ne intende. Complice la voce profonda di Christopher Salvater
le canzoni vengono traghettate in
una zona d’ombra dove tutto sembra scorrere in una corrente calma e
fredda, prima naturalmente che una scossa venga a ridisegnarne i confini.
This Where fa proprio così: prima ti ammalia e poi ti trascina
giù dove
non ti aspettati. Così come il letto del titolo: la copertina con
uno che sembra dormire e che in realtà si è tirato un colpo.
Non è facile accorgersi che The Bed è uno
degli esordi più riusciti di quest’anno perché è il
classico disco che cresce dopo ripetuti ascolti. E in ogni caso a volte è meglio
nessuna rivoluzione e qualche buona canzone in più.
(7.5/10)