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Low Skies – Bed (Flameshovel)

di Roberto Canella

Disco d’esordio sulla lunga distanza per i Low Skies, volti nuovi di una Chicago che cerca di riprendersi dalla sbornia noise e post-rock. Si ritorna alla forma-canzone, al tentativo di costruire canzoni che abbiano un inizio e una fine, una forma riconoscibile. Senza però dimenticare che la tensione può essere tutta interna, solo apparentemente piegata.
Non stupisce quindi che i Low Skies facciano venire in mente di volta in volta Nick Cave dai Birthday Party ai Bad Seeds, gli Arab Strap ma anche Idaho e Rex, tutta gente che di terremoti sottocutanei se ne intende. Complice la voce profonda di Christopher Salvater le canzoni vengono traghettate in una zona d’ombra dove tutto sembra scorrere in una corrente calma e fredda, prima naturalmente che una scossa venga a ridisegnarne i confini. This Where fa proprio così: prima ti ammalia e poi ti trascina giù dove non ti aspettati. Così come il letto del titolo: la copertina con uno che sembra dormire e che in realtà si è tirato un colpo. Non è facile accorgersi che The Bed è uno degli esordi più riusciti di quest’anno perché è il classico disco che cresce dopo ripetuti ascolti. E in ogni caso a volte è meglio nessuna rivoluzione e qualche buona canzone in più.

(7.5/10)

01. Down Below Him
02. This Is Where You'll Be Staying
03. Palmyra
04. Run Beside The Rhine
05. Stop Me
06. Sad Hymn
07. Crimson Organs Alone
08. Margaret
09. Stationary
10. The Swan
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