
Jesse Hartman è un newyorchese doc nato a Long Island; è stato
regista di corti e videoclip prima d’intraprendere la carriera di popstar
ed Happy Hour, uno dei suoi primi lavori cinematografici, è stato
premiato al festival Internazionale di Berlino nel 1993.
Il poliedrico personaggio inizia la carriera musicale a metà degli
anni novanta con una piccola esperienza - gli Sammy -, ma è soltanto
nel 2001, sotto il nome di Laptop, che riesce a farsi notare cavalcando
la
nascente ondata revivalista eighties che stava (e sta) facendo impazzire
mezza America.
In quell’anno, esce Opening Credits debutto
registrato grazie a un Thinkpad IBM e, l’anno successivo, arriva il
seguito The Old
Me Vs. the New You, ora è la volta di Don't
Try This at Home.
I Laptop fanno, guarda caso, electro-pop e Hartman canta, sinuoso e impostato,
come un perfetto emulo di Bowie (quello Tonight e Never
Let Me Down, cioè i
suoi dischi peggiori ...di sempre).
Tuttavia, il sound di quest'album, è ancora più AOR e mainstream
di quanto il Duca, gli OMD e gli Human League abbiano mai realizzato. All’inizio,
la messinscena può esser anche piacevole (specie nella prima manciata
di tracce), dopodiché è chiaro che Hartman non vuole far altro
che imitare il suo idolo, scimmiottarlo in tutto e per tutto, mentre gli
arrangiamenti sono lasciati ad un pilota automatico di umori di un decennio
che ha visto, oltre ai big (termine sanremese), anche gente come Rick Astley,
Paul Young e chessò Limal…
Hartman è un uomo di spettacolo
e probabilmente con l'aiuto dell'immagine la fruizione musicale potrebbe
essere più entertainment comunque...
Consiglierei questo disco, senza snobismo né giudizi di valore, a
chi non conosce Bowie, a chi ascolta la musica che “…basta non
dia fastidio”, a chi ascolta solo la radio FM mainstream, perché non è interessato
al mercato musicale indipendente ...ma ha una strana voglia di ottanta.
Per me tuttavia...
(4.0/10)