
I Laika ruzzano ma non cadono. Mai. Dieci anni di carriera e il combo dell’ex Moonshake Margaret Fiedler ci dona il suo quarto parto discografico lungo.
Se i capolavori della band britannica restano – e, in tutta probabilità, rimarranno per sempre – Silver Apples Of The Moon (’94) e il grandioso Sound Of The Satellites (i Can che suonano trip-hop?), certo questo ultimo Wherever I am I Am What Is Missing non sminuisce il valore complessivo della discografia dei nostri.
Il sound rimane sornione ma pacifico, lontano da toni boccacceschi e, invece, tutto preso, ancor più del precedente Good Looking Blues, ad imbastire, intrecciando i consueti ed originali stilemi stilistici loro propri, una "maniera". E se di "maniera" si tratta, certamente è fra le più creative (nonché godibili) ancor oggi in circolazione.
L’iniziale Girl Without Hands, ne è il primo caso che ci si para innanzi all’ascolto: voce suadente e accasciata su toni confessional-colloquiali, ritmiche incalzanti e concitate "a contrasto" (seppure molto "geometriche", in ciò il paragone con i Can dei ’70 calza moltissimo) e un arrangiamento il quale, pur non potendo stupire poiché già da molto rivelatosi, affascina sempre; insomma: Laika’s classical sound.
Il resto di questo (buon) album sonda, mediante i soliti "trucchetti" produttivi, i luoghi, una volta profetici, dell’arte dei nostri: Falling Down pare uscita diretta diretta da Sound Of The Satellites, Alphabet Soup tenta l’approccio col funky commerciale nella speranza di convertirlo da salottiero a creativo, Barefoot Blues scazza invece sul versante spacey (riuscendo purtroppo solo a sembrare una outtake dell’lp maggiormente "lineare" del gruppo: Good Looking Blues); e poi figurano in scaletta ballad "down tempo" qual è qui Leaf By Leaf, esperimenti con cadenze maschie e marziali (Fish For Nails) e quant’altro di buono questi veterani del primissimo post-rock anglosassone ci hanno nel tempo abituati (Oh e King Sleepy).
Rimane, a conti fatti, un’ineludibile sensazione complessiva di "deja vù", pur restando palese che è meglio, ogni tanto, un tuffo rinfrescante nel "già noto" piuttosto che martoriarsi i timpani con del (presunto) "inedito" …Magari scadente. A voi la strada da seguire (almeno per questa volta).
(7.0/10)