
Curiosità e spregiudicatezza sono elementi essenziali per la vita di qualsiasi appassionato di musica e, talvolta, possono dar vita a piacevoli incontri. È il caso degli Holopaw: formazione di Gainesville (Florida) che concretizza un equilibrato indie-folk dalle gradazioni elettroniche o, se preferite, un avveduto e gentile indie-country/rock dalle moderne smancerie.
Gli ambienti sono decisamente acustici e le fluttuazioni euritmiche
sono erette su solide e classiche strutture d'autore, come se fossero
state eseguite da un Will Oldhman più melodioso e meno
intrinseco. Sono probabili esempi: Mammoth Cave, Teacup
Woozy e Pony Apprehension, quest'ultima con Isaac Brock
al mandolino. Le aperture vocali di Abraham Lincoln, Short-Wave-Hum
(Stutter) e Took it for a Twinkle danno l'impressione
di una Tracy Chapman dai toni alterati e balzani. La miscela
sonora e gli arrangiamenti di Hoover, canzone fatta di
basso/batteria/chitarra e sottofondo di tastiere, sembrano saltare fuori
dall'ultimo album di Beck (Sea Change), evocando passaggi
di simile bellezza.
Nelle sopite cadenze di Cinders si avvertono, invece, contaminazioni
di natura Yo La Tengo che, sul finale, si stemperano in
bislacche modulazioni di tromba.
Nell'approfondire le ricerche sulla formazione del nord America, ho
scoperto che John Orth, cantante e chitarrista degli Holopaw,
ha alle spalle il progetto Ugly Casanova realizzato, nel 2002,
con Isaac Brock dei Modest Mouse. La Sub Pop si
è resa conto delle capacità di Orth e, per tale motivo, ha spalancato
le porte a lui e alla sua band, consentendo la nascita di questo mirabile
album di nuove tradizioni americane. Il disco, registrato a Chicago,
scorre che è un piacere e la sua breve durata, poco più di mezz'ora, lo rende
ancora più allettante.
Se amate il genere, procuratevelo!
(7.0/10)