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Filippo Gatti - Tutto Sta Per Cambiare (Epic/Sony)

di Stefano Solventi

Con questo esordio solista Filippo Gatti porta a compimento il processo di distacco dagli (e dissolvimento degli) Elettrojoyce già evidentissimo in Illumina (2000). Mossa a mio avviso azzeccata, perché di rock (cant)autoriale si tratta - segno di un percorso interiore intenso e delicato, tenacemente peculiare – e quindi ben venga l'outing di Filippo, finalmente smarcato dalla band-cortina fumogena (stavolta è il gruppo - Diaz Ensemble - a rimanere più in ombra), lontano dalle ruvidezze di un rock che o ci credi fino al midollo oppure mostrano la corda di devozione-applicazione al modello.
Spogliato dunque il suono, asciutto e luminoso (le chitarre perlopiù ad intarsiare leggere - e quando graffiano c’è come un guinzaglio ad ovattarle, il drumming più calligrafia che zampata), è come una cartilagine tra noi che ascoltiamo e il senso di quelle parole, cantate perlopiù in trepido primo piano. Parimenti i temi vengono sottoposti ad un’esercizio di distanza poetica, raccogliendo l’antico dissidio individuo-mondo (società) nel cono di luce di un trepido dissidio esistenziale.
Che è quanto raccoglie, esplica e svolge 4nv nel sottofinale, manifesto spiritual-filosofico (buddismo schopenaueriano?) in tre stazioni di consapevolezza più un'invocazione d'aiuto, recitati con drammatica vaporosità su un tappeto di piano elettrico, vibrafono, synth, il basso un'impronta appena, frattali sintetici sullo sfondo. Toccante, enigmatico e impalpabile, è il degno approdo di strategie diafane come l'iniziale Kaya (al piano Vittorio Nocenzi del Banco) e spigolosità contagiate d'oriente come Pandora, di valzer tenui in punta d'anima (Fermati Non Guardare), sbrigliatezze pop tra Nino Bonocore e i Notwist (Solo Gli Stupidi Si Muovono Veloci), e massì anche dell’amaro post-blues Un Idiota (organino-synth come una Lucy In The Sky inacidita, algebra ritmica sussultante, vibrafono a palpeggiare una speranza esausta).
Non deve a questo punto stupire che nel rigurgito funk-rock di Microspirity aleggi evidente il Fossati giovane - stessa disinvoltura al confine tra rock paraculo e progressivo, la danza di un canto graffiante tra improvvise (quasi sloganistiche) destrezze di senso - e quello più maturo nella palpitante La Memoria Libera, il cui chorus è nobilitato da un angelico Bruno Lauzi (chapeau).
Più canonico se vogliamo l’intervento del sodale Riccardo Sinigallia a sovrintendere Requiem Per I Grandi Numeri, dove infatti il registro subisce una sterzata: si veste d’allarme il testo (tra le righe il più urgentemente politico) e d’ombre e barbagli il suono (incalza denso il basso, uggiola un arpeggio indolenzito, corde grattano pareti laterali, in mezzo si solleva una poltiglia sintetica). Traccia giustamente replicata a fine programma con più spiccata propensione techno-ambient e bailamme ritmico conclusivo parente in qualche modo degli ultimi Radiohead.
Un lavoro piacevolissimo, insomma, questo primo atto del nuovo Filippo Gatti, strutturato con misura attorno ad uno straordinario equilibrio di forma e sostanza, sorretto da intuizioni mai banali ancorché lontano da qualsivoglia strategia di auto-alienazione. Sembra cioé che sia stato concepito in una specie di sogno dove la musica pop(ular) sia qualcosa di più... importante.

Sarei curioso di saggiarne la portata nelle classifiche di vasto (?) consumo: la palla a questo punto va a chi tiene in mano il rubinetto dell’airplay.

(7.3/10)

01 - Kaya
02 - Un Idiota
03 - Solo Gli Stupidi Si Muovono Veloci
04 - Pandora
05 - Requiem Per I Grandi Numeri
06 - La Memoria Libera
07 - Microspirity
08 - Fermati Non Guardare
09 - 4nv
10 - Requiem Per I Grandi Numeri parte II
Filippo Gatti: voce
Diaz Ensemble: Cristiano De Fabritiis (vibrafono e batteria), Gabriele Lazzarotti (basso elettrico), e Francesco Gatti (synth, chitarra e computer).