
Due struggenti cover - Remember di Irwing Berlin e Summertime
di George (e Ira) Gershwin - illuminano idealmente il cammino verso quel lungo
sentiero dorato che condusse, poco meno d'un anno fa, il geniale chitarrista
John Fahey alla beatitudine eterna. Spero proprio che, in un angoletto appartato
di cielo, chi di competenza gli conceda la consolazione d'accompagnarsi, come
faceva da mortale, al diletto strumento. Oh sì, che senza quello, per
il vecchio John, pure il Paradiso e tutte le sue delizie altro non sarebbero
che un Inferno.
A lui, distrutto in vita dal bluegrass (How Bluegrass
Music destroyed my Life, titolò la sua biografia), non sarebbe
forse dispiaciuto di cullare, le note languide e circospette della sua 6 corde,
il moto lento, concentrico, infinito delle sfere celesti. Ecco, io me lo immagino
così lassù e lo so per certo felice.
Fu, quand'era ancora dei
nostri, fra i massimi inventori-innovatori-esploratori alla chitarra (nonché
padre riconosciuto ed osannato dell' "American Primitive Guitar"),
capace di trascinare la sua arte, il suo talento dalle complesse partiture
trascendenti di America (lp del '70) a proficue
e (oramai) "storiche"
collaborazioni quale quella, a ½ della trascorsa decade, coi post-rockers
statunitensi Cul de Sac (ferventi ammiratori del nostro, peraltro). Ovunque
si trovi adesso mi auguro però abbia ritrovato il maestro Bill
Monroe (colui che diede i natali al bluegrass) col quale ammazzare la noia del sempiterno
in jam sessions d'estenuante bellezza come mai né udimmo né
udremo finchè in terra, vivi cioè.
E forse quest'ultimo atto nella carriera discografica di Fahey, composto ed eseguito nell'approssimarsi dell'ora fatale, di quelle ce ne offre, con l'algida sensualità sua tipica, un'eco pur pallida ma, concedetemi, divina. Basterebbero le già succitate covers a far di questo Red Cross un gran disco ed invece abbiamo, inopinato regalo, altri 5 motivi di gioia: dal chitarrismo speziato d'oriente e, a tratti, su di sé accartocciato di Ananaias ai glissandi ascendenti e "turgidi" di Red Cross, Disciple of Christ Today, reverendo Fahey riesce nell'impresa d'accomunare, in una esperienza unica e "mistica", fedeli ed infedeli tutti, almeno per un'ora, accoliti d'una magica religione oramai estintasi. Che Dio lo abbia in gloria.
(8.0/10)