
“Voglio vivere cosìììììììììììì!
Col sole in fronte, e felice canto beatamente…”
“Ora - vi chiederete - che nuova droga avrà provato questa pazza?”
Tranquilli, le mie recensioni “stupefacenti” sono altrove, qui
mi limiterò a parlare di musica, quella degli Enon
e del loro terz’ultimo album Hocu Pocus. L’attacco
di questo mio sproloquio ha dunque una logicità (o presunta tale):
un filo sottile e colorato lega Ferruccio Tagliavini a John Schemersal, Matt
Schutz e Toko Masuda ed è quello dell’ironicità e del
buonumore. È difficile al giorno d’oggi trovare canzoni capaci
di farti ridere di gusto, ma quest’impresa sembra una quisquiglia per
i fab three, nati nel ’96 dall’incrocio di 2 band: Brainiac
e Skeleton Key.
Potrei usare parole sorprendenti e d’effetto per raccontarvi il loro album, ma a cosa servirebbe? A poco, in verità, perché ciò che conta veramente è il suo “effetto fisiologico”, cioè una genuina ilarità, raro segno di benessere. Siamo di fronte ad un intreccio di sounds eterogenei, che sono singolarmente protagonisti delle caratterizzazioni dei diversi brani; per esempio, The power of Yawning è un pezzo decisamente pop-punk, che cede il passo al psichedelico Murder sounds, dove Toko e John duettano maliziosamente. Lenta e incalzante Storm the Gates, noise e dai richiami ludici (dove “ludico” sta per giostre, montagne russe e zucchero filato) Daughter in the House of Fools, in cui la voce di Toko risulta pulita e lineare.
Il pezzo preferito dalla sottoscritta rimane comunque Mikazuki,
in madrelingua, dall’irresistibile e marcata connotazione asiatica,
che evoca atmosfere lontane e impalpabili, dal retrogrusto elettro-pop: delizioso!
Ruvida e calda, invece la voce di John, è protagonista di Candy,
che, voilà, anticipa Toko in Monsoon: si ha proprio l’impressione
che l’alternarsi dei Nostri sia stata decisa con precisione e astuzia,
con il preciso scopo di non annoiare e non risultare scontati. I brani più
rock e punk (una su tutte: Utz) sono interpretati da John, quelli più
traditional pop, funky ed elettro-noise sono invece assegnati alla cartoonesca
Toko. Questa è la struttura di Hocus Pocus, una magia che dura tutto
un album e che trasforma l’ambiente circostante in una scatola rosa
e gialla, piena di luci colorate, incensi profumati alla cannella, cuscini
giganti su cui sono adagiati peluches dei pokemon, e una trashissima mochette
arancione. Meraviglioso effetto allucinogeno e confusionale che trascina nelle
rocambolesche incursioni rock di Starcastic, Litter in the Gutter e che si
conclude con l’acustica e pseudo triste Hocus Pocus, brano di chiusura
di questa surreale e scherzosa esperienza “enonica”.
Da consumarsi preferibilmente in momenti di grigiume esistenziale.
(6.4/10)