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Elle - People Are Dancing In The A.M. (Urtovox)

di Stefano Solventi

Come già scritto in occasione dello splendido esordio in solitario di Marco Iacampo (con il moniker di Goodmorningboy), sia benedetta la forza centrifuga. Non sempre, eh, anzi raramente, ovvero quando incappi nel caso benedetto in cui la divisione valga ben più della somma, che è appunto quanto testimonia questo People Are Dancing In The A.M., un nuovo inizio per i veneti Elle. Lavoro fresco, vibrante, baciato da vivida ispirazione.

Abbandonato l’italiano per l’inglese (consentitemi: che peccato) e domate le velleità piromani in favore di accorato pop-rock psichedelico, confezionano un giro di rollercoaster in 12 titoli attraverso visioni stranite e leggerezze insidiose, ammorbate da vapori sospetti ed estatico delirio. Altrettante cortine fumogene insomma su cui proiettare caleidoscopici cortometraggi, in cui la vita in qualche modo si specchia assomigliandosi, nonostante sia tutto un mordere gli spigoli e respirare polveri pesanti, tra due timbri di cartellino e il prossimo squillo del cellulare.

Sia benvenuta allora la tenera ipnosi di Lullaby (6 A.M.), quegli arpeggi sospesi tra voci riverberate, inserti sintetici e il pulsare profondo e discreto, quasi i GDM che scambiano mestizie coi Notwist, o il crepitare domato delle corde in Good Luck, che coniuga la melodia attonita degli Sparklehorse al cinerama nostalgico degli Olivia Tremor Control, mentre la stupenda in My Courtesy (Have A Nice Day) la mestizia stropicciata di certi Blur trova modo di stemperarsi in un dolce incubo quasi trip-hop, abitato da presenze lancinanti e ombrose, cercando in ogni suono evanescenza e fragranza assieme, tanto nella fibra delle corde quanto nelle imprendibili traiettorie dell’organo.

Da buoni figli dell’indierock, i nostri non resistono alla tentazione di strapazzarci nervolini e giunture, sempre però in obbedienza allo spettro di visioni & emulsioni dell’insieme, tanto che se la psych-glam di The Rock sembra una scelleratezza Grandaddy riprocessata dagli ultimi Elf Power, l’accattivante Geezer mette sul piatto una complicazione acid-funky che rispolvera un po’ gli effimeri Kula Shaker e un po’ la deriva nell’inquieto dei Radiohead.

Assolutamente degna di menzione – perché stuzzicante, composita, indefinibile – è la centralissima Everyday, che parte annidata nell’ombra di una melodia cinematica e fluttuante, bagnata da una pioggerella radioattiva di espedienti elettronici e folate d’arcano, quindi innesca una specie di Love Is In The Air in diretta da Saturno che rimanda tanto alla rilettura bacharachiana di Jim O’Rourke quanto all’epica ipermoderna dei Mercury Rev, concedendosi en passant un retrogusto stralunato e birbante à la Flaming Lips, lo stesso a ben vedere che innerva la madreperlacea avvenenza di Kiss Me e l’acidulo siparietto di John, The Hammer.

Tra saporiti esercizi di soul cibernetico (Resample Rew) e break beat intristito (All Mine), si copre così la distanza dall’iniziale People Are Coming In The A.M. (valzer dalla grana malinconica ed un florido impianto versicolore, che nel giochino delle jam immaginarie sarebbe Delgados + Clientele + Yuppie Flu) alla conclusiva Yellow Man (un languore catatonico, un allarme muto, voce compressa tra la claustrofobia d’organo, sfumature di synth “eniani” e una toccante inezia di piano elettrico) con la fulmineità di un incanto breve e un contraddittorio senso di sazietà che – guarda un po’ - ne vorrebbe ancora. Del resto è facile: basta azionare il repeat.                

(7.0/10

01. People Are Coming In The A.M.
02. Good Luck

03. Resamele Rew

04. John, The Hammer

05. The Rock

06. Everyday

07. Lullaby (6 A.M.)

08. All Mine

09. Kiss Me

10. My Courtesy (Have A Nice Day)

11. Geezer

12. Yellow Man

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