
Dopo la fortunata serie Plays, omaggio ad artisti come il jazzista Albert Ayler, Robert Johnson, il regista John Cassavetes, Cornelius Cardew e lo scrittore Hubert Frichte, che ha riscosso numerosi consensi tra la stampa specializzata, torna su Staubgold, il tedesco Ekkehard Ehlers, con un lavoro che racchiude alcune delle sue prime composizioni, databili tra il 2000 e il 2002.
Il materiale proposto prende spunto dalla registrazione di un clarinetto e un violoncello, successivamente manipolati al laptop per dar vita a un’opera d’avanguardia stratificata quanto complessa e di non facile ascolto, in cui si ha costantemente l’impressione che in realtà a suonare sia un’intera orchestra, diretta da Ehlers.
Nel trittico iniziale, Mäander, si respirano umori sinistri e oscuri presagi (una possibile istantanea della composizione è la foto in copertina, che ritrae una t-shirt con l’immagine inquietante del World Trade Center), con i suoi suoni prolungati, d’intensità crescente in I, e il gioco di equilibrio sottile tra bassi roboanti e alti ficcanti in II e III. La seconda composizione, Blind, è più mossa, nervosa, a tratti isterica per la presenza del violoncello che adduce glissando striduli (I), corde strofinate, grattate e piogge di ghost note (II ricorda nientemeno che lo Steve Roden di The Radio), una sorta di space music per laptop. La conclusiva Woolf Phrase è un drappeggio minimalista di toni per violoncello. Un disco fresco e la conferma delle qualità di Ehlers.
(6.5/10)