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Eels - Shootenanny (Dreamworks)

di Luca D'Ambrosio

Se escludiamo il sorprendente album d’esordio Beatiful Freak (1996), quel concentrato di emozioni e fragilità sonore, conseguenza di non poche disgrazie personali, battezzato Electro-Shock Blues (1998) e, infine, le balenanti ballate pop-rock di Daises Of The Galaxy (2000), gli Eels sembrano essere caduti in un consapevole letargo.
Quella pallida consapevolezza che preclude i sogni, delimita le capacità e, inevitabilmente, tradisce le aspettative dell’ascoltatore. Prima con Souljacker (2001) e, adesso, con Shootenanny (2003), il signor E ci consegna un rock eterogeneo e tiepido che, pur non mancando di meraviglie e bisbigli, si dirada in costruzioni prevedibili e grossolane. Come se qualcuno, improvvisamente, avesse staccato la spina del cuore. È il caso di Love Of The Loveless, una cantilena che suona come un carillon, tra folk, stillicidi elettronici e accenti leziosi. Agony ha tutte le premesse per essere una sottile ballata d’autore, ma le rimbombanti scariche di batteria e le chitarre disturbate la rendono eccessivamente sfarzosa.
Non c’è nulla da fare: il disco manca di profondità e continuità. Rock Hard Times è senza spirito e fin troppo pronosticabile. Meglio Lone Wolf, che si imbratta di blues e country rock. Si rischia di perdere le staffe ascoltando la super popolare Wrong About Bobby e il combat pop di Dirty Girl. Tra le composizioni più immediate e solide si intravedono All In A day’s Work, un arcigno giro di blues con brevi fughe melodiche, e il sano rock’n’roll di Saturday Morning, offuscato da gorghi psichedelici e refrain di stampo sixties. Qualcosa cambia con la languida Restraining Order Blues, densa di arrangiamenti slide, e Somebody Loves You che sembra uscita da Daises Of the Galaxy. Un’attenta analisi e un ascolto ripetuto ti fanno scoprire che nel disco ci sono canzoni che, rispetto al precedente, hanno una marcia in più e non temono alcun confronto con il glorioso passato. Accade con Numbered Days, brano in cui si incontrano armonie e lievi storture narcotiche e The Good Days, incantevole come il sole al crepuscolo, mentre Fashions Awards è così serafica che vorresti canticchiarla a tuo figlio prima di andare a dormire.
Queste ultime costruzioni sono di pregiata fattura e riescono, anche se di poco, a far lievitare il giudizio finale: Shootenanny lambisce la sufficienza, se non altro per quei rari momenti di nitida speranza.

(6.0/10)

01. All In A Day's Work
02. Saturday Morning
03. The Good Old Days
04. Love Of The Loveless
05. Dirty Girl
06. Agony
07.. Rock Hard Times
08. Restraining Order Blues
09. Lone Wolf
10. Wrong About Bobby
11. Numbered Days
12. Fashion Awards
13. Somebody Loves You
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