Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Ed Harcourt From Every Sphere (Heavenly)

di Stefano Solventi

Non è certo una novità che la stampa anglosassone tenda ad esaltare (ed esultare per) alcuni propri autori in termini che spesso appaiono sproporzionati quando non incomprensibili alle nostre latitudini (è verissimo anche il viceversa, naturalmente, anzi magari un RUNI o un Perturbazione in terra d’Albione neppure se lo cagano). Prendete EdHarcourt, ad esempio, di cui pure una certa dose di talento avevamo potuto apprezzare grazie al pionieristico Maplewood, extended play in cui la ristrettezza dei mezzi faceva da contrappunto ad una toccante vivacità di scrittura che – con non poche ragioni - indusse qualcuno a parlare di prodigio. Quegli stessi germogli di mestizia squinternata e acidula finivano però asfissiati da una produzione fin troppo invasiva nel successivo full album Here Be Monster, nobilitato da rare e sorprendenti intuizioni melodiche presto risucchiate tra orpelli, capricci e splendida futilità. Come da copione, elogi più o meno sperticati in area anglofila, qualche perplessità e rammarico altrove:vabbé,businnesasusual, inutile farne una ragione di stato.

La seconda prova, cioè la riprova, arriva oggi più o meno puntuale e – diciamolo subito – senza risolvere un granché. Ovvero, siamo punto e daccapo: si respira aria da mestierante dal tocco felice, talvolta abile a far vibrare corde più eteree (vedi l’accorata madreperla di archi e ottoni in Bleed A River Deep e la invero palpitantetitle track, piano-traghetto in una baia di nebbie e sussulti echoizzati che fa un solo boccone degli onesti Coldplay), ma nel complesso votato ad un epidermico intrattenimento fin troppo ben architettato (si sprecanoeffettucci sintetici, drumming vibratili, organetti da teatrino, cori impalpabili, orchestre e armoniche di plastilina), con la bizzarria gotica di certi Eels (Ghostwriter, Undertaker Strut) e un po’ di stralunata tenerezza Badly Drawn Boy (l’iniziale Bittersweet), brandendo spesso la voce lungo spiegazzati parossismi vagamente jeffbuckleyani (Metaphorically Yours), talora propulso da vitamine pseudoglam (All Of Your Days Will Be Blessed e soprattutto Watching TheSun Come Up, un po’ il DavidBowie “ducabianchista” ma anche il JimO’Rourke serial-pop di Indifference) e talaltra concedendosi improbabili seppur affascinanti escursioni in territorio gospel-blues (SisterRenee).

Tanti (troppi?) ingredienti e qualche buona ricetta in mano ad un cuoco cui fa difetto il genio, e guarnire ad oltranza l’accademia non risolleva certo le sorti del menu, anzi: non a caso i pezzi a cui voglio più bene alla fine sono due tra i meno edulcorati, ovvero il soul-letico diJetsetter (ritmica ad impulsi, armonica sfarfallante,punturine di tastiera, chorus zampillante, inquietudine in dissolvenza) e soprattutto l’ineffabile inezia pop di The Birds Will Sing For Us (pedal steel, jingle-jangle, pianola e dolcezza), fresche prelibatezze scampate quasi intatte da quel programma di sofisticazione forzosa inevitabilmente portato alla confusione dei sapori.  

Onesto cantautore il buon Harcourt, nient’altro: potrebbe benissimo avere in canna il colpo decisivo, ma non ci credo quasi più.

(6.0/10)

01. Bittersweet
02. All Of Your Days Will Be Blessed
03. Ghostwriter
04. The Birds Will Sing For Us
05. Sister Renee
06. Undertaker Strut
07. Bleed A River Deep
08. Jetsetter
09. Watching The Sun Come Up
10. Fireflies Take Flight
11. Metaphorically Yours
12. From Every Sphere
...