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DRM - Haiku (Margarita Records)

di Stefano Solventi

I primissimi ascolti di questo disco, l'esordio per i pisani DRM (acronimo per Digital Rights Management, sistema di protezione di files digitali: in pratica, l'incubo di ogni libero scambiatore), non mi avevano particolarmente colpito. Proprio così: Haiku – il suo fascino strutturato, la sua levità ombrosa - ha dovuto superare una certa resistenza, mi è sprofondato sottopelle lentamente, un po' come l'automobile con ripieno di cadavere che Norman Bates seppellisce nel mistero della palude in Psycho. Quell'esitazione del destino - che sfugge la metodica maniacalità del pazzo omicida - è come una scossa che rivela, abbagliandola, la tensione della trama, l'insidia annidata nel plot. Ok, ok, non c’entra nulla, fine della divagazione.
Haiku, dunque. Dodici tracce in cui l'elettronica viene a sussurrarti il disagio dello stare alle consuetudini del mondo, di venire a patti con i morsi della (post) modernità, calcolando una lentezza febbrile tra groove ipnotici e l'attitudine cibernetica di corde snervate, caricando quel poco di senso residuo su parole indolenzite che la voce di Federico Madeddu riveste di languore affilato/sfibrato. Lo so, lo so, dovrei adesso sciorinare l'immancabile bestiario di etichette e sottogeneri, roba tipo: trip-hop, club culture, IDM, post-ambient, micro-house, downtempo, minimalismo, drill'n'bass, clicks'n'cuts e via discorrendo. Beh, l'ho appena fatto, servitevi pure.
Se la cifra sonora è riconducibile a quell'elettronica spigliata che ha imparato a contenere Sonic Youth, Massive Attack, Radiohead, Swayzak e Closer Musik in un pensiero solo (sentitevi a tal proposito il deliquio sordido di Stamina, il calor funky spettrale della title track o la sincope industriale di Ricentro), occorre altresì fare i conti con vocazioni melodiche riconducibili a tipi italici (dai Subsonica paventati in Ci Siamo Così Ignorati e Voodoo a certi Tiromancino evocati in Fase 2).

Tuttavia, ciò che più mi affascina (a atterrisce ad un tempo) è la nitida sensazione che in pezzi come Barcelona, Camera Oscura (uno Stevie Wonder post criogenizzazione), Febbre, Come Icaro (sorta di reggae liofilizzato) e soprattutto Generazione Chimica (prodotta e mixata dai To Rococo Rot - ed è tutto dire) si definisca una sorta di capolinea del soul, la sua estrema coagulazione, metamorfosi d’anima (il suo profilarsi caloroso, la tensione fisica, il rovello spirituale) ai tempi dell'intima devastazione dell'umano (tanto che si sente di "non poterne più", dell'anima, appunto).
La conclusiva Amante Blu (dissolvenza con fall out di micro-burst sonori curata dai napoletani Retina.it) è una lama che penetra piano nelle coronarie intorpidite, un ordigno che esplode in slow motion, una narcolessia che non lascia scampo. Tirando le somme, non solo i DRM hanno dimostrato di saperci fare sul serio, ma hanno acciuffato la bestia per la collottola, l’hanno piegata con naturalezza al proprio volere, l’hanno condotta pancia a terra proprio dove volevano. Fanno cioè la loro cosa come se fosse il primo respiro del mattino, la faccia nello specchio, il biscotto nel caffellatte, e avanti così fino a sera. Vale a dire, il loro linguaggio, la loro vita. Se stessi.
Se sapranno aprirsi altra strada, sarà un bel viaggetto, oh sì. Obbligatorio intanto godersi la prima fermata.

(7.0/10)

01 Barcelona
02 Voodoo
03 Generazione chimica [prodotta e mixata da To Rococo Rot]
04 Stamina
05 Camera oscura
06 Haiku
07 Come Icaro
08 Fase 2
09 Ricentro
10 Febbre
11 Ci siamo così ignorati
12 Amante blu [prodotta e mixata da retina.it]
Marzio Aricò: elettronica
Federico Madeddu: voce/chitarra
Alessio Ghionzoli: chitarra