Dietro la sigla Dorine_Muraille si cela il venticinquenne Julien Locquet, un timido ragazzo francese, cresciuto ascoltando la musica di Robert Wyatt, i classici della chanson française e, allo stesso tempo, manipolatori di suoni come Oval, Pimmon e Fennesz.
"Mani", suo primo lavoro licenziato per Fat Cat, fa seguito ad alcune incisioni con il moniker: Gel su Artefact e altre etichette, ed è tra le sorprese più piacevoli di questo nuovo anno. Il progetto di Locquet nasce dalle registrazioni di pochi strumenti acustici (voce, contrabbasso, pianoforte e chitarre), catturati in un powerbook, processati attraverso diversi software e ricomposti nel mix finale.
Il risultato è ambizioso quanto originale e inaudito: un turbinio vorticoso di glitch, frattaglie di strumenti e suoni difficilmente catalogabili, su cui si innestano frasi minimali di piano e la voce delicata e vezzosa della scrittrice Chloe Delaume.
Unico filo conduttore nel magma ribollente di suoni, riveste la propria poesia astratta di melodie accattivanti che rimandano ai tempi di Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot (c'è anche una reinterpretazione de "La Madrague"). Volendo azzardare un parallelo, a livello di percezione, il disorientamento che si prova di fronte a queste dense coltri di suono è simile alla sensazione che provoca l'ascolto di classici dello shoegaze, come "Loveless" dei My Bloody Valentine, laddove gli strati di feedback prendono il posto dei toni trattati al laptop.
In questo moto ondoso e allucinato, le melodie affiorano lentamente in superficie dopo ripetuti ascolti, donandoci canzoni destrutturate & ristrutturate, ideali per essere ascoltate in uno stato semi-vigile, in quel territorio diafano e sfocato che precede il sonno. Un centro perfetto questo "Mani", un disco complesso quanto intrigante che ci sentiamo di consigliare soprattutto a chi è avvezzo alle sonorità del laptop-pop.
(8.0/10)