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Dj Hell - N.Y. Muscle (Barclay/ Gigolo / Universal)

di Edoardo Bridda e Gianni Avella
Anche quest’anno New York è stata protagonista. Ha visto i belli senz’anima Strokes, i promettenti Interpol, i pupilli Rapture e Yeah Yeah Yeahs, le promesse Tv On The Radio e naturalmente Hell, che s’è inserito nel fermento sviscerando i propri incubi metropolitani. Arrivato da Berlino, il Dj ha occupato tre studi di registrazione e, avvalendosi di nuove e vecchie leve dell’underground, ha confezionato NY Muscle, l’album dance che vive nel punk.

Un altro Hell a New York e ricordi di quasi trent’anni fa riaffiorano e, con essi, l’ombra lunga di loschi figuri quali Richard Meyers: il primo ad assumere le sembianze di Hell, vampiro votato ai bassifondi, replicante armato di stracci, giullare dal volto violaceo.
Richard Hell e Dj Hell. Hell contro Hell. Inferni paralleli, ovvero, il punk e la Techno come paradigmi giovanili senza tempo, come schegge di malessere moderno e post-mo(rt-d)erno.
Il punk, in particolare, epitome dell’ambiguità, della lascivia, della sozzura, della pelle di serpente, delle occhiaie solcate dalla nicotina... Il punk come schiacciamento sulla dimensione suburbana, sulla strada, sull’eroina, sulle giacche di pelle, sulle spille, sulle magliette con le maniche strappate, sulle creste post-atomiche, sul Bahnhof. Il punk come paura che diventa rabbia, disperazione schizoide. Punk come de-differenziazione sessuale. Punk come 1976. Punk come New York.
Era ...il punk.
Teletrasporto.
1986,
dieci anni avanti.
L’Acid-House della prima alba. L’ondata ballo/sballo primigenia, la sintesi dei sorridenti pastiglioni, Ibiza, il balearic sound che s’incupisce infrangendosi contro gli edifici di future mecche di de-differenziazione sociale quali lo Shoom e il Ministry. Tech-Acid-House come androgina devoluzione sessuale, nudità di fronte al feel, all’emozione della chimica altra che sale e si combina con quella della vita. Acid come popolo senza baricentro, come esercito di manichini parkinsoniani ad una parata proto-nazista, replicanti come macchine molli, braccia in altro a disegnare losche figure. Acid, come belligeranza, paura nascosta dietro all’esercito in guerra contro nessuno e innamorato del nulla.
House e Punk, due mondi crudeli dove paura e sesso sublimano in qualcos’altro, dove la realtà umana è non-più-umana. Per entrambi: New York, caput mundi, up-town dirt del dopo apocalisse. New York, la Gotham City senza eroi: tombini fumanti e rave, cattivi narcotrafficanti e subway, regno di creature fitomorfe e esseri antropomorfi. Una colonna sonora fatta di torridi urli a picco, riverberi di dialoghi malati e vapori radioattivi.

N.Y. Muscle è l’album dei punk nell’arena rave, capannone K col timbro E all’ingresso, l’universo sonoro di Hell, vampiro dell’era digitale, alter ego di Alan Vega nell’era post-moderna.
Primissima Detroit Techno, Chicago House, Acid e industrial-punk. Questi sono gli assi attorno ai quali ruotano gran parte delle tracce dell’album: una riuscita rappresentazione estetica dai forti contrasti e dai contenuti tanto musicali quanto cinematografici, tanto fumettari quanto teatrali.
In sostanza, mentre l’omonimo dei Suicide era una metafora della condizione umana nella grande metropoli questo lavoro è un tribute work di un uomo - oramai quarantenne - verso gli universi estetici che l’hanno formato. Il sunto di una vita a ritmo serrato, passata in un mondo parallelo quale quello dei locali Techno internazionali, dove esistono codici tribali più che valori e dove le differenze tra il dj e il proprio pubblico sono oramai l’equivalente di quelle tra un re e i propri sudditi.
Veniamo all’album, non parco di sorprese.

L’iniziale Keep On waiting vede un Erlend Oye – probabilmente sodomizzato e drogato – trasformarsi, dal caricaturale fighetto occhialuto nerd dei Kings Of Covenience, in una persona perfettamente a suo agio nelle depravazioni che accadranno nei brani seguenti. Keep On, primo singolo tratto da NY Muscle, è un brano di lasciva electrohouse, sorta di tunnel da percorrere prima dell’ingresso nell’arena punk-rave di Listen To The Hiss. In questo brano, cerimoniere, tra un tappeto di percussioni/tribalismi house e un imperturbabile ronzio mortuario, è Alan Vega con il suo inconfondibile timbro a ululare e dannarsi come ai tempi di Frankie Teardrop. La successiva traccia, Tragic Picture Show, porta l’inconfondibile marchio punk funk di James Murphy, una scheggia impazzita figlia bastarda di Echoes dei Rapture; e Follow You, con la voce “girly power” di Meredith Danluck che strizza l’occhio ai gay club delle Chicks On Speed ...farebbe impallidire Peaches, forte com’è di un collage di trovate quali: una battuta doom house, un carillon proto-house e delle radiazioni mefitiche.
Let No Man Jack, già dal titolo un richiamo alle prime tracce techno, è un omaggio a Derrik May e al minimalismo di Detroit coll'unica importante differenza che queste sonorità sono immolate all’inferno industrial suicideiano, proprio come se Hell facesse scorrere veleno dalle prese d’aria dei dance floor neri, provocando inesorabili urla e sospiri mentre la musica continua imperturbabile.
La tetra The Ambient Songè un momento per prendere fiato e prepararsi a Black Panther Party: ghetto blaster, breakbeats, e poi drum-machines house, il momento storico dove l’hip hop incontra l’house passando per i Kraftwerk.
Con I Regret si giunge ad un’altra sala di decompressione. Una traccia dalle atmosfere à la Portishead che vede la chanteuse Billy Ray Martin intonare con fierezza una ballata da diva d’altri tempi. Control scopre mestamente l’elettropop anni ’80 e in Meat The Heat, Vega torna in sella come se fosse accompagnato dai Pan Sonic in acido. Infine, in Wired, il cingolato della techno concede qualcosa alla raucedine dal cuore nero di Tricky.

È l’ultimo girone d’inferno della New York di Dj Hell ma, spento lo stereo, è come se la realtà non fosse più la stessa.

(7.0/10)

01. Keep On Waiting
02. Listen To The Hiss
03. Tragic Picture Show
04. Follow You
05. Let No Man Jack
06. The Ambient Song
07. Black Panther Party
08. I Regret
09. Control
10. Meet The Heat
11. Wired
12. Phone Call
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