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Dido – Life for Rent (Arista)

di Carla Armogida

La marcata tendenza all’affermazione scenica miete ormai molte vittime nel mondo dello spettacolo ed in particolar modo in quello musicale, perché si deve emergere, ci si deve far notare, si deve giocare sull’estetica per imprimere a fuoco le menti dei ragazzini emmetivìdipendenti ed in queste strategie mnemoniche la musica conta poco o nulla.
È triste, ma è vero. E l’assurdità nella quale ci troviamo ad esistere ci spinge a chiederci dov’andata a finire la Spears, perché si è lasciata con Timberlake e perché questo se la fa con la Diaz che potrebbe essere sua zia. Questo è il gioco dell’oca mediatico: si parte da un cd e si arriva ad una rivista di gossip… e quel brusio di sottofondo a tratti fastidioso cos’è? È musica.
Però l’orizzonte è ampio, profondo e se si cambia posto cambia anche la prospettiva; bene, se ci mettiamo a guardare da una collinetta nella campagna londinese riusciamo a scorgere un pop non impegnato, leggero, delicato, a volte acustico, figlio di una riflessione durata quattro anni (e secondo me si poteva riflettere di meno e meglio, ma le velocità di pensiero sono relative no?), e molto timido.
Un sound che porta la firma di Dido, la giovane ragazza dai colori tenui resa famosa da No Angel, un debutto affermatosi in virtù di logiche prevedibili, ma molto orecchiabili, uscito nel ’99 con la collaborazione del fratello Rollo, dei Faithless. Ascoltando l’album appena uscito Life for Rent non si rimane per nulla sorpresi. Niente traumi da cambiamento di registro, niente sbigottimento, niente frasi tipo “Ma che è sta roba?”, perché “sta roba” ha lo stesso taglio dell’esordio: c’è prevedibilità, ma anche coerenza. È romantica Dido, non sente il bisogno di cambiare, di sorprendere, di far parlare di sé e così, tranquillamente, non lo fa.
In effetti non c’è niente da dire e neanche da aggiungere, perché chi ha trovato piacevoli pezzi come Hunter o Here whit Me non avrà problemi a pensare la stessa cosa di White Flag o Mary’s In India. Gli altri brani presentano, con piccole varianti, tipo il ritmo quasi hip hop di Who Make You Fell o la pseudo dance con influenze barocche di Do You Have A Little Time (che si presta benissimo a qualche remix che magari ci riproporrà il fratellino tra qualche tempo), la stessa disarmante dolcezza. Perfetto per riempire vuoti da pomeriggio con amichetta/o pre, inter o post compiti. Il tutto ovviamente accompagnato dal tradizionale pane e nutella, che tanti ragazzini ha fatto innamorare.
I want you thank you
Prego Dido, non c’è di che.

(6.0/10)

01. White Flag
02. Stoned
03. Life for Rent
04. Mary's in India
05. See You When You're 40
06. Don't Leave Home
07. Who Makes You Feel
08. Sand in My Shoes
09. Do You Have a Little Time
10. This Land Is Mine
11. See the Sun performed
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