
Evan Dando? Chi è costui? Evan Dando, dai... quello dei Lemonheads! Ah, quelli della cover di Mrs Robinson? Già, quel gruppo partito dall’hardcore, finito in qualche copertina di Melody Maker e poi sparito nel nulla…
Quanto tempo è passato dall’ultimo album dei Lemonheads. Sette anni... sembra un’eternità, proprio come sembra sia passato un tempo infinito da Crooked Rain, Crooked Rain dei Pavement, e ancora da In Utero dei Nirvana… Si direbbe erano i novanta, più precisamente i primi della decade, quelli trascorsi giusto prima dei masterizzatori e degli mp3, anni in cui il gruppo aveva ottenuto un successo sempre crescente per poi cadere e sciogliersi. Lovey, ricevette modesti consensi su Mtv (grazie alla cover di Luka di Suzanne Vega), It’s A Shame About Ray, con Juliana Hatfield al basso, fu un successo strepitoso, Come On Feel The Lemonheads, disco d'oro, e Car Button Cloth, la fine.
Ma chi erano i Lemonheads e per quale motivo debbono esser ricordati? Le teste di limone erano Evan Dando, un ragazzo patito di Gram Parsons decollato con la rabbia melodica di Husker Du, Replacements e Squirrel Bait in corpo e arrivato a una felice sintesi di pop-country-hardcore, un veicolo potente che gli permetteva di esprimere sensazioni sul mondo giovanile e emozioni personali. Il ragazzo di Boston, grazie alla sua bellezza e al suo atteggiamento al tempo hippy e punk, era riuscito senza difficoltà a entrare nella testa di una bella fetta di liceali e universitari, confusi e felici, cannati e innamorati; una mossa resa ancor più efficace grazie al successo dei Nirvana di Nevermind.
In effetti Dano era un po’ Kurt Cobain in questo, ma il suo spirito hippy era quello di Kevin Ayers e la sua scanzonata attitudine quella di Jonathan Richmann; con quest’ultimi condivideva la scarsa volontà a prendersi sul serio e la poca fiducia nel comunicare se stesso attraverso le canzoni, con il primo, contrariamente, ebbe in comune la più tragica delle debolezze: l’incapacità a gestire il successo. Era drogato marcio già dal 1993 e alla fine del 1996, l’abuso di crack, alcol e altre droghe quasi lo uccisero. Ci sono voluti quattro anni affinché il Nostro si riprendesse: nel 2000, l’ex teen idol partecipava alle session dell’album delle Blake Babies con l’amica storica Juliana Hatfield, mentre un anno dopo pubblicava una raccolta live di vecchie canzoni con qualche novità - Live at the Brattle Theatre/Griffith Sunset -.
Oggi finalmente esce una raccolta di canzoni inedite, un album che in verità era già pronto oramai da tre anni ma che solo oggi l’ex lemonhead è riuscito a pubblicare.
In Baby I’m Bored, il ragazzo di Boston è un trentenne fragile e ispirato che ci ricorda quel che tutti abbiamo scordato: l’ispirazione c’era fin dagli esordi, acerba magari, ma c’era, anche quando il Nostro faceva il doppio gioco, quando canticchiava If I Could Talk I’ll Tell You alludendo al fatto che la voce che gli mancava era per le droghe che s’era fatto e non perché era timido. Dando, certo, teen-idol ipocrita ma anche ispirato autore di Ride With Me, Buddy, Hannah & Gabi, Being around, The outdoor type, canzoni che hanno catturato lo spirito dell’esser giovani nei novanta, soffio vitale che si rinnova ora, sinceramente.
In Repeat si respira la stessa leggerezza di Rudderless, in My Idea l’eco della magia di Ride With Me. Dando ha la capacità di farti tornare indietro a qualche momento felice della tua vita, e lo fa in modo garbato e innocente. Momenti speciali li abbiamo inoltre nello svogliato risveglio di Waking Up, con contrappunto di pianoforte e battito di mani e nell’acustica In The Grass All Wine Colored, fanciullesco ricordo offuscato dell’ebbrezza del vino. Completano il disco una psichedelica Rancho Santa Fe, una incantevole ballata come Hard Drive e la versione country dei Lemonheads di It Looks Like You. Complessivamente, l’album è sia una versione acustica e nostalgica dei Lemonheads sia espressione di un uomo artisticamente maturato che tuttavia non riesce a convincere del tutto, pur avendone le capacità.
Darei un 7 emotivo a Dando ma il disco merita…
(6.5/10)