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Cul De Sac - Death of the Sun (Strange Attractors)

di Massimo Padalino

Inizia sobrio e semi-acustico questo Death Of The Sun, nuovo capitolo discografico dei veterani Cul De Sac. Dust Of Butterfields, ad esempio, fa comparire i suoi strumenti ad uno ad uno, in progressione, sul morbido stuolo delle tastiere: batteria, chitarra, archi… Ne deriva, per accumulo, un saggio bilanciato fra isolazionismo e lirismo. Tale "mood" riflessivo, dominato stavolta dai giri armonici al sitar, è pure nell'incipit di Bamboo Rockets, successivo pezzo. Culmine del cerimoniale Turok, Son Of Stone, piece subliminal-percussiva fra magia e tribalismi. L'elettronica, insinuante ma qui mai invadente, amplifica in fondo lo straniamento all'ascolto. Rispetto anche solo al precedente studio album (Crashes To Light…; 1999), il ruolo della chitarra si riflette, decurtati in numero gli assoli, nell'evanescenza atmosferica imperante (Bellevue Bridge). Questa è, una volta di più, musica sciamanica, esoterica, che non inizia però alcun mistero essendo forse essa stessa il mistero cui dà inizio. Appassionante come i Pink Floyd più "pagani" e d'avanguardia (A Saucerful Of Secrets - il pezzo - oppure Ummagumma - l'ellepì), bardica ed impressionista nello stile dei secondi Lycia e, talora, poeticissima la "visione" sonora dei Cul De Sac si rarefà, raffinandosi, di lavoro in lavoro via via tendendo ad una nuova forma d'ambient gotica, alchemica, evocativa.

(7.0/10)

01. Dust of Butterflies
02. Bamboo Rockets, Half Lost in Nothingness
03. Turok, Son of Stone
04. Bellevue Bridge
05. Death of the Sun
06. I Remember Nothing More

Robin Amos - Synthesizer, Voices, Producer, Engineer, Sampling, Liner Notes, Sequencing
John Proudman - Drums, Liner Notes
Juliet Nelson - Vocals
Colin Decker - Mastering
Jacob Trussell - Melodica, Producer, Engineer, Sampling, Sequencing, Photography, Toy Piano
Jonathan LaMaster - Violin, Natural Horn, Bowed Bass