Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Cody ChesnuTT -The Headphone Masterpiece (Ready Set Go!)

di Stefano Solventi

Dopo aver ha fatto capolino nel salotto buono della celebrità su invito dagli amici The Roots (che ne reinterpretavano l'ammiccante The Seed), su mister Cody ChesnuTT si è improvvisamente concentrata l’attenzione dei media, anzi su The Headphone Masterpiece, fluviale debutto per il circa trentenne (facciamo 34) ragazzone di Atlanta. Il cd è doppio, quasi cento i minuti di sorprendenti intuizioni melodiche spiccate da nobili stoffe soul, rock, psych, funk e folk, per non tacere le folgoranti escursioni electro jazz, la naturale deriva hip hop ed il gusto per certo antiquariato beat. Il tutto proposto in palpitante vestigia lo-fi, e in senso concreto, perché il disco sboccia in effetti da uno zibaldone di sessioni casalinghe su quattro piste. Quindi: tessuto sonoro dai margini scabri, tracce più o meno compiute quando non appena abbozzate, il respiro pseudo-valvolare delle tastiere, compulsioni ritmiche naif, la filigrana cangiante della voce (dal timbro caldo e sfrangiato, elastico e abrasivo), il frinire incerto degli archi e quelle corde come fossero sorprese da un mike indiscreto...
Eppure il buon ChesnuTT è tutt’altro che il principe degli sprovveduti: famiglia perlopiù storicamente coinvolta in questioni musicali, il padre che impone all’infante Cody la benedizione di solide basi teoriche, un ventaglio di ascolti disparato e “consapevole”, jazz e blues come se piovesse, ma anche – deo gratias – buon rock’n’roll. Insomma, un fiorellino sbocciato tardi solo perché i suoi piani non collimavano con quelli della major di turno, ragion per cui il progetto Crosswalk (narrano le cronache che la band fosse dedita a tenere fede al proprio nome) non ha mai visto la luce. Seguono collaborazioni piuttosto eterogenee (Superbee e Rehab, ma soprattutto i suddetti The Roots) e quindi questo The Headphone Masterpiece il cui titolo cessa di sembrare gratuito al primo ascolto. Oddìo, magari conservando un bel po’ di sbruffoneria.
Profondità e sarcasmo, gioco e trepidazione, acido e metodo, riverenze e sberleffi: 36 dico 36 tracce senza possibilità di annoiarsi, ben disposte lungo una strategia di tensione e rilassamento, di volo alto e radente, di tuffo nell'intimo e ridanciano scazzonismo "familiare". Molte le tracce che meriterebbero qualche parola. Solo per limitarsi ad alcune: una Eric Burdon - sic! - che rivanga primitivi fremiti Beatles, una Upstarts In A Blowout che riffa come degli imberbi Stones colti da vaticinio kraut, una With Me In Mind che srotola robotiche pulsazioni sotto al talkin’ rapito di Sonja Marie, una psichedelica Serve This Royalty che evoca l’ectoplasma di Prince prima e Curtys Mayfield poi, una She’s Still Here che sporgendosi su un organetto da strawberry fields ridicolizza certi manierismi di Kravitz & Harper (sembrando genuino spurgo d’anima), una So Much Beauty in the Subconscious che chiama Herbie Hancock a sovrintendere tentazioni d’oscurità…
Quasi inesistenti i passaggi a vuoto, nel senso che quando va male si tratta di gradevole intrattenimento (del tipo When I Find Time), riuscendo intriganti anche le brevi schegge poste a mo’ di cesura/cerniera. Senza contare che quando va bene escono dal cilindro piccole meraviglie naif come una My Women My Guitars che asperge Dylan di soul, la già nota The Seed (che preferisco di gran lunga in questa ruspante versione), un’accorata Five On A Joyride, oppure le disarmanti ruffianerie dell’accoppiata If We Don’t Disagree e Looking Good In Leather… Detto questo, la sostanza dell’opera sembra risiedere più nell’insieme - nella sua capacità al limite del prodigioso di propalare coesione e versatilità emozionale - che in questo o quel titolo da portarci nel cuore.
In conclusione, rimangono la sorpresa e lo sconcerto per un debutto di tale peso specifico, che proietta di botto ChesnuTT nel novero dei più promettenti autori USA. Certo, sarà difficile accontentarsi di un’opera seconda meno generosa ed estrosa e disinvolta, più “regolare” insomma, ma scommetto che il tipo ha in zucca tanta spavalderia, sciaguratezza e forse genio da non lasciarsi per nulla intimorire.

(7.5/10)

01. Magic in a Mortal Minute
02. With Me in Mind
03. Upstarts in a Blowout
04. Boylife in America
05. Bitch, I'm Broke
06. Serve This Royalty
07. The Seed
08. Enough of Nothing
09. Setting the System
10. The Most Beautiful Shame
11. Smoke and Love
12. Michelle
13. No One Will
14. Batman vs. Blackman
15. Up in the Treehouse
16. Can't Get No Betta'
17. She's Still Here
18. Can We Teach Each Other
19. The World Is Coming to My Party
20. Brother With an Ego
21. War Between the Sexes
22. The Make Up
23. Out of Nowhere
24. Family on Blast
25. My Women, My Guitars
26. Somebody's Parent
27. When I Find Time
28. Eric Burdon
29. Juicin' the Dark (Chesnutt) - 4:56
30. On a Joyride
31. Daylight
32. So Much Beauty in the Subconscious
33. Daddy's Baby
34. If We Don't Disagree
35. Looking Good in Leather
36. 6 Seconds
...