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The Cinematic Orchestra – Man Whit the Movie Camera (Ninja Tune)

di Carla Armogida

Accostarsi alla musica dei Cinematic Orchestra significa innanzitutto “prendersi del tempo” e “darsi del tempo”. La successione totalmente astratta ma funzionale dei secondi che si gettano nei minuti e dei minuti che si suicidano nelle ore è dilatata e annullata; lo spazio scenico intorno all’individuo si frantuma svelando l’inganno della percezione: il tutto gioca a diventare nulla e viceversa. Improvvisazione e giochi ritmici, successioni incalzanti di note vestite in nero, candele gocciolanti e calore da evaporazione alcolica: questo è Man With the Movie Camera.
Il gruppo, fondato nel ’98, da Jason Swinscoe, dj, musicista e dipendente della Ninja Tune, e composto da sei elementi perfettamente incastrati nei meccanismi sonori del jazz elettronico, ha all’attivo altri tre progetti Motion (album d’esordio che vinse il premio di disco dell’anno nello show del talent scout Gilles Peterson), Remixes 1998 – 2000 (rivisitazione di brani altrui) ed Every Day (che vanta collaborazioni del calibro di Fontella Bass, moglie del celebre Leister Bowie e Roots Manuva, attuale icona dell’hip hop british).
Il titolo dell’album fa esplicito riferimento al film “The Man Whit The Movie Camera” girato dal regista russo Dziga Vertov nel 1929 e presentato recentemente al Festival cinematografico di Porto e al Barbican Hall di Londra con la colonna sonora ideata proprio da Jason and co..
La pellicola è una meta-descrizione documentaria che celebrava gli operai sovietici attraverso una percezione del mondo decifrata con un senso del tutto innovativo: leve e rotelle giravano e gli operai giravano contemporaneamente con loro. Un’opera che vede ed espone un futuro minacciato dal totalitarismo e che fece guadagnare al regista la disapprovazione del regime stalinista.
L’approccio che dunque la musica predilige è quello dei tempi ritmicamente lenti, delle sonorità intense e crescenti e dell’inquietudine consapevole che testimonia una coscienza musicale molto ben radicata.
L’album parte con The Projectionist, 6’’ stridenti ed immediati che squarciano il silenzio; segue Melody, 20’’ di musica anni ’30 che ricorda pellicole in bianco e nero e melodrammi esasperati. Il tempo cresce e cresce anche l’intensità del suono, teso come corde di violino, lo stesso violino che apre Dawn, quarta delle diciassette tracce che compongono l’album. L’atmosfera in questi 4’ è simile a quella creata da Henry Binns e Sam Hardaker, in arte Zero7, nel loro Simple Things: un affascinante intreccio di lounge, acid jazz e new age.
La sinuosità del sound che percorre il testo musicale viene esaltata in The Awakening of a Woman(Burnout), dove le fondamenta del gruppo si fanno più chiare: jazz modale e downtempo (genere nato nel celebre Cafè Del Mar) sorreggono quest’architettura post moderna dalla facciata anni ’60, gli stessi anni che hanno visto affermarsi il genio di John Coltrane, sassofonista definito da Swinscoe “…il massimo che la storia della musica ci abbia mai offerto!” e che ha caratterizzato tutta la successiva musica afroamericana con uno stile basato sulla tensione esecutiva e la profondità nelle armonie.
Inquietante e dalle cadenze grottesche Work It!, brano che fa venire in mente l’automazione da ingranaggio di “Tempi moderni” e che sembra giocare molto con un’improvvisazione basata su modulazioni lente formate da pochissimi accordi su cui si susseguono diverse scale e che riproducono scene dei serials tutti sparatorie e belle donne degli anni ’70, un po’ Charlie’s Angels e un po’ Shaft. Sorprendente l’effetto “stop-play” del brano Voyage con la sirena di una nave che sta per salpare e che conduce in un mare calmo, dalle acque soft, basato sui colori maturi e vibranti della black music (Theme De Yoyo) e sui virtualismi pianistici che rievocano scenari “newmani” all’American Beauty (Odessa, The Magician). Dalla liquidità jazzistica alla scattosità elettronica di The Animated Tripod, l’album si chiude con la delicatezza e il vellutato free style di All Things ed è come se il tempo trascorso non fosse, in realtà, mai passato.

(7.0/10)

01. The Projectionist
02. Melody
03. Dawn
04. The Awakening of a Woman
05. Reel Life
06. Postlude
7. Evolution
8. Work It!
9. Voyage
10. Odessa
11. Theme de Yoyo
12. The Magician
13. Theme Reprise
14. YoYo Waltz
15. Drunken Tune
16. The Animated Tripod
17. All Things to All Men
Miguel Mariachi Dias - Original IdeaSteve Hodge - Assistant EngineerPrabjote Osahn - ViolinPhil France - Producer, Double Bass, String ArrangementsJ Swinscoe - Arranger, ProducerCinematic Orchestra - MixingCarl Fox - PhotographyJonah Ellis - Piano, KeyboardsCarla Morais - Original IdeaLuke Flowers - DrumsTom Chant - SaxophoneAlan Mawdsley - Engineer, Mixing