
Questo straordinario set è composto da due dischi.
Il primo contiene composizioni datate 1951-1959 per pianoforte solo, eseguite
da John Tilbury. Il secondo contiene composizioni per due pianoforti e percussioni
che risalgono agli anni tra il 1957 e il 1961, ed eseguite da Tilbury, Wolff
stesso e dall'altro AMM Eddie Prevost.
Negli anni '50, Wolff era parte della cosidetta "scuola di New York",
con Cage, Tudor e Feldman. Come i suoi colleghi, Wolff agiva al di fuori
delle convenzioni musicali dell'epoca, mescolando i propri studi di classica
con
le intuizioni dellèavanguardie del silenzio'. I brani di questi due CD
trasformano in poesia sonora le tematiche tipicamente concettuali su cui si basavano
gli
sperimentatori newyorkesi.
Ogni brano nasce da un calcolo preciso, da una riflessione
prettamente geometrico-matematica sulla sua struttura (quante battute,
disposte in quale modo, quali patterni
ritmici). Il risultato finale, che è quello di un suono ostile e percussivo,
è solo la conseguenza di questa pianificazione. L'altra operazione a monte,
quella di "preparare" il piano, inserendo oggetti tra le corde e
modificandone la timbrica, può essere vista come un corollario alla prima.
Il primo disco si apre con composizioni relativamente meno compiute, dove
l'influenza degli studi di Wolff su Webern è ancora fresca. I quattro
bozzetti di "For Prepared Piano" sono prove preparatorie, dove Wolff
sembra scoprire le potenzialità nascoste dello strumento, e indugia sul
suono singolo. Sono forse i brani più ostici del lotto.
For Piano I è
appena dell'anno successivo, ma immensamente più espressivo. L'esecuzione
di Tilbury si sofferma sui dettagli più contorti
ed enigmatici. I grappoli di note alternati ad improvvisi silenzi, le cadenze
sgembe ed una caratteristica insistenza sull'anticipare le note della sinistra
rivelano un fondale melodico soffocato. Ci si perde a seguire questi dialoghi
scherzosi che rapiscono l'attenzione.
La seconda metà del primo CD raccoglie
il materiale più maturo di Wolff, brani dove la ricerca concettuale nella
strutturazione matematica delle composizioni
fa il paio con la ricerca timbrica ottenuta "modificando" lo strumento.
è il caso dello splendido For
Piano II e For Pianist.
Il secondo disco mostra invece una sequenza di brani che richiedono più
di un esecutore e dove l'aspetto percussivo diventa più prevalente. In Duo
For Pianist I, Wolff comincio' a sperimentare con l'aspetto notazionale
delle composizioni. Per ogni intervallo di tempo l'autore indica soltanto
un set di note (o suoni). Tali suoni possono essere eseguiti in qualsiasi
momento all'interno dell'intervallo, lasciando idealmente massima libertà
all'esecutore. L'aspetto casuale è da una parte controllato dall'esecuzione
in duo (gli esecutori sono costretti ad ascoltarsi e ad interagire tra
di loro), ed è dall'altra rafforzato dal fatto che gli spartiti per i due
esecutori
sono simili ma non identici (le durate degli intervalli temporali differiscono).
Duo
For Pianist II procede su questa strada con un maggior accento
concettuale: gli esecutori questa volta si trovano ad eseguire intere frasi
scelte a caso all'interno di un set dato, e di nuovo devono interagire
l'uno con l'altro in modo corrispondente. Duet I replica la stessa
idea su un pianoforte solo, suonato a quattro mani. Ne risulta un ascolto
straniante
se seguito con attenzione, in continua tensione tra la casualità che il
compositore vorrebbe imporre e l'istinto melodico degli esecutori. Trio
II conclude
egregiamente il secondo CD aggiungendo arrangiamenti (se così si possono
chiamare) di percussioni.
(7.5/10)