
È singolare come un’etichetta americana del Maryland, la Cuneiform
Records di Joyce, contenga nella sua ormai pluriennale produzione
così tanti riferimenti a quella straordinaria cultura progressiva jazz-rock
anglosassone che prese le mosse a partire dalla metà degli anni ’60
dalla Canterbury school.
La Cuneiform Records ha realizzato dischi con Elton Dean, Alan Gowen, Hugh
Hopper, alcuni dei più illustri protagonisti di quella corrente che
ha saputo così creativamente fondere le atmosfere cerebrali del jazz,
rock ruvido ed armonico e sperimentalismo attraverso gruppi storici come Soft
Machine e Nucleus; oltreoceano in quei primi anni
’70 Miles Davis, Zawinul e c. si muovevano in direzione analoga.
Hugh Hopper, bassista profondo, compositore e sperimentatore
(incise sei albums con i Soft Machine) è di casa ormai alla Cuneiform:
con il suo marchio ha inciso, tra gli altri, dischi come Hugh Hopper Band,
Hughscore oltre alla ristampa del suo album solo, 1984.
Bone è l’ultimo progetto Cuneiform in ordine di tempo di Hugh,
un trio nato da una collaborazione transatlantica tra Hopper a Canterbury
(dove vive ancora) ed il chitarrista Nick Didkovsky di stanza
a New York.
Uses Wrist Grab dà la possibilità
ad entrambi di mostrare ampiamente le proprie qualità di strumentisti
innovatori e sperimentali: Hopper infatti oltre alle consuete modifiche al
suo basso, mutant bass, fuzz and relentless mette mano in più di un’occasione
a loops e synths, Didkovsky armeggia continuamente con computer software instruments
come Machinecore ed Hell Café .

Il quadro è completato da John Roulant, batterista
e percussionista estremamente variegato e creativo.
Contrariamente a tali premesse però ed a sorpresa Bone tendono in alcuni
episodi di Uses Wrist Grab a ricreare il mood esasperato
di certo heavy-metal sublimandolo quasi: è il caso di To Laugh
Uncleanly At the Nurse - Foster Wives, Trophy Hair - Chaos, no Pasties,
tutte composizioni di Didkovsky, dense di atmosfere chitarristiche esacerbate
ed ossessive tra le cose meno riuscite a mio parere del disco, che non vanno
a parare da nessuna parte.
Per fortuna si tratta solo di uno dei volti del sound dei Bone: altrove Didkovsky
si riscatta mettendo a fuoco nitidi e sobri collages compositivi e strumentali
all’insegna di un piacevole gusto astratto: V-Ram - We’ll
Ask the Questions Around Here, Part 2 - Overlife, Part 3 – Sara’s
Wrist Grab, questi ultimi due titoli scritti in origine per compagnie
di danza.
Ma dove Uses Wrist Grab decolla davvero a mio parere è proprio nei
brani firmati da Hugh Hopper, quelli più avanguardistici ed avvolgenti:
la possente e profonda Big Bombay con Hopper impegnato all’evocative
synth swells, Jungle Rev, un’ammorbante spaccato di musica
aleatoria registrato dal vivo nel 2002 all’Haim Chanin Fine Arts di
New York, per il quale scomoderei la definizione della musica dei Bone riportata
all’interno del cd "fluttuante psychedelia da oceano profondo",
con Hopper ai loops e Nick al machinecore , la minimale Little End or
Beginning, la delicata Green Dansette, una escalation di eleganti
variazioni cromatiche che sembra uscita pari pari da un disco dei vecchi canterburyani
Hatfield And The North e la sorprendente Hotel Romeo,
un bizzarro numero percussionistico di John Roulant.
Ecco, se Uses Wrist Grab avesse condiviso di più il coté sperimentale
di Hugh Hopper saremmo di fronte ad un disco notevole di musica d’avanguardia
contemporanea ma forse, a pensarci bene, proprio nella schizofrenia ispirativa
risiede il suo fascino più rilevante.
(6.0/10)