
Se Hello (ep datato 1999) salutava il debutto
di un intrigante duo britannico dai modi garbati e dalle sorprendenti capacità compositive
in materia di pop elettro-acustico (se v'è gradito, classificatelo pure
sotto la voce New Acoustic Moviment), Goodbye sancisce invece, dopo 4 anni dall'esordio,
l'epilogo del legame artistico tra Ben Parker & Jason
Hezeley. E fidatevi, questa è la miglior prova discografica della loro
breve carriera.
Un album delizioso e traboccante di lirismo crepuscolare, che non fa rimpiangere
Emoticons del 1999 e Ten Song About You del 2001.
Fate attenzione però: Goodbye non è né un capolavoro
e né un disco dell'anno. È semplicemente un cd fatto di belle
canzoni: melodie superbe e leggere che infondono calore e che mitigano
questo primo freddo autunnale. Mi piace, infatti, Mr America, l'unico
brano in cui gli accenti melodici, contenuti e frugali, si srotolano dentro
un folk minimalista e d'impronta Drake-iana.
Mi attrae
l'orecchiabilissima A Star In Nobody's Picture, dove le armonie spiccano
il volo diventando più fluide e meno esigenti. Mi allettano You're
The Reason, Orphans e pure Window In Window Out, selezioni che si muovono
adagio tra sussulti vocali alla Ed Harcourt e nostalgiche trasparenze vegliate
dallo spirito celeste di Jeff Buckley.
In sostanza mi conquistano tutte,
e poco m'importa che Parker intraprenderà un progetto da solista
o che Hezeley continuerà a portare avanti la collaborazione con
Beth Gibbons (Portishead) e Rustin Man (o meglio Paul Webb dei Talk Talk).
Quel che m'interessa è sognare con queste nove canzoni. Canzoni
che scivolano via come lacrime di piacere. Motivi che si stringono al cuore
infilandosi negli anfratti più intimi dell'anima. Frammenti che
riempiono il vuoto di questa nuova solitudine. Ora che l'amore è finito.
(7.0/10)