
Dopo un’attesa durata oltre un anno e mezzo arriva l’album di
debutto della nuova sensazione proveniente da New York e destinata ad invadere
le copertine dei giornali più glam e alla moda.Operazione già iniziata
nei mesi scorsi, quando McAuley, McPeck e Sevigny coi loro live sembravano
aver riportato in vita il clima incendiario di fine anni ’70. Un’operazione
di pura facciata, che ha nell’estetica (sporca ed intransigente, presuntuosa
e sudaticcia) un mezzo promozionale e che affonda le radici in un immaginario
quasi mitico. Eppure la pubblicazione del primo singolo “Street Gang” ed
in parte del successivo “Muscle Museum” non poteva passare inosservata.
Una manciata di canzoni dai tratti volutamente spigolosi ed eccessivi, attacchi
epilettici di straordinario impatto e dalle liriche ricche di ritmo. Con quest’album
dunque ci si aspettava di imbattersi in brani del calibro di “Saigon”,
tracce sulle quali fosse rimasta ancora qualche goccia di sangue proveniente
dalla copertina del primo album dei Suicide, mentre il risultato è una
collezione di brani che spazia indifferentemente attraverso i generi. Si parte
con i cori nel ritornello di “Don’t Be Scared” – opening
track trascinante e al tempo stesso adolescenziale – seguita dai bassi
profondi dell’hip hop nerissimo di “Strange Dust”. Il dna
degli A.R.E. Weapons sembra riaffiorare nell’elettricità di “Changes” e
nelle sue percussioni fredde e ossessive, così come nel punk nervosissimo
di “A.R.E.”, per poi perdersi in “Fuck You Pay Me” e
nei versi “Fuck You Pay Me / Give Me My Money”. Un album addolcito
ed infiacchito dall’irritante produzione di Marc Waterman, che riesce
(con la complicità dei Weapons) a sminuire l’eccelsa caratura
di “Strette Gang” e a disperdere l’adrenalina di “Black
Mercedes”, ma che per fortuna riserva a “Muscle Museum” lo
spazio di ghost track. Un buon disco che ha tutta l’aria di un’occasione
sprecata.
(6.5/10)