Abarthjour Floreale - ENTARTETE MUSIK

di Carla Armogida

Ascolto quella voce femminile volutamente bassa, malinconica, trascinata e disincantata e la mia mente è invasa da somiglianze… su cui vince, fiera, Hope Sandoval. Lei è Anna Finori, cantante e bassista degli Abarthjour Floreale, gruppo nato nel ’93 a Isernia e composto, oltre che dalla sopra citata, anche da Matteo Ciarlante alla chitarra e Rino Sassi alla batteria.
Nel giro di poco tempo il trio “underground” pubblica un primo demo Your Flexible Trend e fa da supporto a Marlene Kuntz e C.S.I.; seguono un secondo Twim ed un terzo 2she2 fino al quarto (siamo ormai al ’98) Ouat.
La loro partecipazione a varie compilation di nicchia si fa più intensa, da citare “Loser my Religion #2” in collaborazione con i Virginiana Miller e la famosa 15 Italian Dishes (Raving/Wide). Il tempo è passato eppure siamo ancora al QUINTO demo: ///ENTARTETE MUSIK. La cosa mi fa pensare. Non avere ancora un contratto sarà una scelta di vita o una deficienza?
Certo le case discografiche italiane non amano rischiare e questo è evidente se dopo quasi 2 anni Tiziano Ferro è ancora libero di scrivere e, peggio, cantare canzonette che cominciano per X (Xdono; Xverso), ma questo, a parer mio, non è un alibi del tutto convincente. L’ultimo Ep si apre con Formichina (già nota ai fans) che è veramente un bel pezzo, con ritmi ben delineati, bassi sinuosi, chitarre stridenti e arrabbiate, ma nel momento in cui si procede verso pezzi come Never Been e Not Inaf si vorrebbe irresistibilmente tornare indietro, alla prima, all’unica veramente convincente e carismatica. E così si riascolta tante e tante volte fino a quando ci si arrende. “Per avere coraggio bisogna avere paura” no? E allora avanti: il secondo pezzo risucchia in logiche noir e sinistre, la voce di Anna si fa intensa e spezzata; Not Inaf è sottile, non colpisce né tanto meno aggredisce (almeno avrebbe lasciato qualche segno); e gli accordi rimangono “coerenti” cioè identici, in Really e, dulcis in fundo, in Nuovo Pensiero.
Gli Abarthjour Floreale hanno del talento, è indubbio, ma non sanno ancora sfruttare il potere della diversificazione, della trasformazione sonora. Hanno bisogno di prendersi un po’ in giro e di travestirsi senza aver paura di sbagliare e di tradirsi, perché, sinceramente, suonare 5 pezzi la cui consistenza va scemando dall’inizio alla fine dell’ascolto, è forse peggio di una qualsiasi frantumazione di genere che rischi di spiazzare gli affezionati. (5.0/10)

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