
“Pip Pip urrà!”. Alla luce di questa sua recentissima uscita, in comunella con il Charalambides Tom Carter (qui alla elettrica), l’anziano poeta-organista australiano Pip Proud svela il vero significato del suo bizzarro nome.
Pip Proud: orgoglioso di farsi le pippe. Sì, perché tali sono questi lunghi, noiosissimi pezzi parlati su basi chitarristiche ripetitive e asessuate. Se fosse cantautorato, sarebbe certo in onore del dio pagano Onan. Se fosse invece sperimentazione, sarebbe solo cazzeggio domenical-domestico del più gratuito, inciso per i posteri (i loro, spero) quale testimonianza etnografica (chè la musica qui è in secca proprio). Se fosse un disco (e lo è malauguratamente), non lo comprerei. Se fossi un recensore timorato di Dio, lo stroncherei (e così faccio infatti). Altro che "Catturare Cherubini” (come il titolo del cd vorrebbe poeticamente farvi credere), manco le mosche acchiappano questi. A ciascuno il suo, ed ecco quel che merita il nostro Pip (che più pip non si può)…: