
Se incidessero "nowadays" per quel covo di "avant-fricchettoni" impenitenti che sta divenendo, ultimamente, la label texana Emperor Jones (Galbraith, Thuja, Pip Proud, Tom Carter, Hala Strana) o per quella conventicola, buoni anche loro, minimal-hippie del bazar Jewelled Antler, i newyorkesi No-Neck Blues Band non sfigurerebbero punto.
Il loro secondo cd vero e proprio, non contando raccolte et similia, si chiama Intonomacy, ed esce a ben due anni di distanza dall"esordio lungo per la Revenant di John Fahey. Stregare quel burbero dal cuore d"oro, tanto da convincerlo al contratto discografico, è un segreto che ancora in pochi riescono ad indovinare e che forse i nostri trascineranno sin dentro il saccello. Stick and Stones (2001), infatti, risultò essere, oltre che uno degli lp maggiormente eccentrici di quell"anno, anche una centrifuga folk-psycho-impro-rock-jazz senza pari alcuni.
Né nell"oggi, né forse nel più bislacco ieri (Holy Modal Rounder+Godz+Fugs+follia pura?). All"ascolto, il loro nuovo Intonomacy, sfianca e ammalia come dai NNBB soli ci si attenderebbe. Le tracce lunghe (fra i 10 e i 15 minuti di durata), ossia Witch, Fuck-No e la conclusiva-elusiva The Shepherd Takes A Shine, battono i campi placidi e onirici di certi Popol Vuh bucolici col piglio estenuante degli Amon Duul (I e II) più sballati (sballo lisergico, si capisce).
Oppure, accade in Fuck-No, disegnano con punta ultra fina ricami di funk minimal-intellettuale che sembrano, non scherzo affatto, dei Talking Heads devitalizzati di verve e potenza scaraventati nei labirinti ritmici che furono del fu Miles Davis in On The Corner ('72).
Il cazzeggio poppereccio electroritardato in cui scade quel finale di brano, viene redento in conclusione di programma; The Shepherd Takes A Shine mugola d"una fisarmonica sfiatata, brilluccica di campanellini che vanno e vengono ogni istante, si scuote tremula d"una intermittenza fibrillante per sottofondo e si fa forza o coraggio, nel concedersi a sviluppi meno caotici, con un violino spampanato ma ancora nella grazia della psichedelia inconcludente (eppure riuscita). Viaggiare, viaggiare e non arrivare in nessun dove. A volte è bello vagabondare senza darsi una meta….
(7.0/10)