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Lyrics Born - Later that day (Quannum Projects)

di Luca D'Ambrosio

Tom Shimura (ovvero Lyrics Born) è nato in Giappone trentuno anni fa e ha fatto parte di numerosi progetti riconducibili all'hip hop indipendente della Bay Area di San Francisco.
Nel 1992 forma i Latyrx (con un certo Lateef Daumont) e, in seguito, entra a far parte del collettivo SoleSides, un'encomiabile crew dalle evidenti propensioni sperimentali, composta da produttori, b-boy, writers, dj's e rappers, tra cui Dj Shadow, Chief Xcel, Gift of Gab, Jurassic Five e tanti altri ancora.
Trascorrono sette anni d'attività e la gang, dopo aver cambiato nome (Quannum) e creato una nuova etichetta (Quannum Project), sforna Spectrum (1999), un disco che prosegue quella ricerca di nuove forme stilistiche e dal quale Shimura attinge linfa e sostentamento per l'avvenire. Il resto, poi, è storia attuale.
Later That Day è, infatti, il primo lavoro da solista del Big Boy trapiantato in California, un condensato di funky-soul-reggae elettronico che ripercorre le radici musicali dell'Old School Rap (Grandmaster Flash, Sugarhill Gang e Kurtis Blow) e che evidenzia tratti della canzone nera d'America, resuscitando nel mio cervello le immagini sfuocate di Joe Tex e Bill Whiters.
Un cd frizzante e di certo non epocale (non ha il peso di 3 Feet High And Rising dei De La Soul), ma senza dubbio allettante per temperanza e gusto. E quanto rivelato potete percepirlo immediatamente ascoltando le sequenze vellutate di Rise and Shine, un florido brano dalle fattezze reggae e dub, sospinto dalla calda voce di Joyo Velarde, una vocalist presente in quasi tutti gli angoli dell'album e che, in Love Me So Bad, diventa anche coautrice di testi e musica.
Altri frammenti dai tessuti giamaicani sono The Last Trumpet, nenia ricoperta da brevi rimandi spirituals, e One Session, un'altra incalzante e fonda cantilena dalle qualità raggamuffin (reggae + tecnologia), in cui il basso di Tom Guerrero si cinge di frazioni ritmiche e scansioni digitali.
Tutto sommato un disco simpatico. Uno stillicidio d'interludi (Dream Sequence, U Ass Bank, Interlude e Nightro), di cadenze penetranti (Bifore And After) e di movimenti funkydelici/rap (Callin' Out, Stop Complaining, Do That There) che diventano sempre più avvolgenti e vorticosi, è il caso di Hott Bizness, un delizioso e labile refrain da club dance fine anni '70.
Insomma, un giapponese che vive in California e perdutamente innamorato della cultura Hip Hop. Non vi sembra meraviglioso tutto questo?

(6.5/10)

01. Dream Sequence
02. Bad Dreams
03. Rise and Shine
04. Callin' Out
05. U Ass Bank
06. Cold Call
07. Interlude
08. Stop Complaining
09. Do That There
10. Before and After
11. The Last Trumpet
12. Pack Up
13. Hott Bizness
14. Love Me So Bad
15. One Session
16. Nightro
17. Hello
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